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Due pullman pieni di ultrà, uno del Pro Patria Club e tante auto verso Monza. Non importa come andrà a finire, anzi importa tantissimo, ma non è questo il punto. Importa che è tornata la voglia di Pro Patria. Le settimane si sono normalizzate. Si parla di calcio, di moduli, di giocatori. Si attende la domenica. E’ tornata la voglia di guardare la classifica, la voglia di sperare, di sognare, persino di pregare. Dopo tanti aborti, finalmente è nato il figlio della passione. E’ tornata la voglia di curarlo con le solite amorevoli cure. Lo prendono in braccio in molti, sempre i soliti, ma cambiati nell’anima. Orgogliosi della nuova creatura che non piange mai per i difetti degli altri e nemmeno pretende che qualcuno paghi per lui. Anzi, per lei.

E’ tornato il calcio dei nostri padri e dei nostri nonni. Alla domenica, alle 14,30. Non importa, non è mai importata, la categoria, ma la dignità e l’orgoglio di indossare una maglia che è la “sindone” della nostra storia.

E’ tornata l’attesa del match, sono tornate le ansie notturne e lo scandire del tempo proiettato verso un unico appuntamento. Il tempo perde valore e diventa solo un intervallo inutile che separa dalla madre di tutte le partite. Si sa già come finirà, perché l’amore per questi colori non ha mezze misure: tutti incensati in caso di vittoria, tutti criticati in caso di sconfitta. Il pareggio sarà sale senza sodio, sinonimo di mezza sconfitta. Questo popolo non ama la mezze misure. Ama e basta. La partita con il Monza è già iniziata, la gente sta già facendo il tifo. Si ode forte l’urlo degli ultrà che far rima con mentalità. Quello in dialetto dei tifosi  che allo stadio hanno il letto. Bruciamo questo Monza e facciamo festa soprattutto per dire grazie alla “Testa”.

Flavio Vergani

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