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Venne a Busto un anno la Roma di Bernardini. C'era nebbia, quasi impossibile. Da centro campo non si riusciva a distinguere nemmeno la folta chioma brizzolata dùl Carleù( Carlo Speroni ). lo si sentiva brontolare accaloratamente contro il mondo intero.
I romani, sorridenti, ammiccavano ai bustesi : eran  convinti che  nel giro di dieci minuti “ smettiamo di certo”.
Tubiani, l'arbitro, imperturbabile, ineffabile diede il via. Nel clima quasi amichevole i bustocchi presero a giocare non solo con i piedi,  anche con le mani. Appena arrivava il pallone, talora,  se lo ficcavano sotto la maglia e, via al galoppo verso la porta avversaria.
Con un colpetto lo mettevano dentro, gridavano gol.  L'arbitro arrivava di corsa, prendeva atto che la palla di cuoio era  al di là della linea bianca, non voleva sentire santi, fischiava palla al centro.
Furono in totale sei gol per la Pro Patria,  è pur vero non tutti messi a segno con le mani   ,ma  per lo meno due  avevano viaggiato verso la porta avversaria in plico raccomandato.
I romani se ne tornarono alla Capitale a capo chino,  inferociti. Ballante.Barzan, De Micheli, Ferraris IV°,Degni, D'Aquino I°, difensori giallorossi, ebbero i sonni turbati  per un bel po' di  tempo. Ai romani , in particolare a quelli del TIFONE ( ndr Rivista Sportiva) andò di traverso  l'essere stati considerati cultori  di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, da una squadretta di provincia,senza pregi tecnici,non degna nemmeno di stare in serie A.
A metà anni cinquanta chiesi all'amico Aldo Borsani,   perno  insuperabile  nella linea mediana biancoblu, allora collaboratore della rivista Il Tigrotto (cfr  Adamo Cocco) delucidazioni al riguardo. Con una pacca sulle spalle, ridente, sornione, mi sussurò all'orecchio “ tre e non due erano i palloni viaggiati viaggiati in plico raccomandato”.
 
Giorgio Giacomelli
 

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