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Ora non manca nulla, dopo che è mancato tutto. O meglio, ora c’è quello che serve e che la gente reclamava. Quasi un sogno che si avvera dopo gli incubi del passato. Una squadra forte, una presidente bustocca, un organigramma di tutto rispetto. E’ incredibile notare come il tempo cancelli in un attimo gli antichi desideri, non concedendo neppure il tempo di gustare quello che non c’era e che ora c’è, trasformandolo in normalità. Qualcosa a cui non fare nemmeno caso. Un campionato chiuso a sette punti, senza vittorie casalinghe tranne una. Due retrocessioni in due anni, gente che andava e veniva. Soprattutto che andava, come i tifosi che hanno detto basta dopo aver resistito nelle beffe delle gare con il Padova e con la Feralpi Salò. Una lenta erosione motivata e giustificata, perché dopo la beffa sul campo, l’umiliazione delle scommesse. Gente che se ne è andata disgustata dalle migrazioni pilotate verso la terra promessa che non ha sortito il miracolo, ma solo una crocifissione: quella dei nostri colori. Però, in molti avevano fatto una promessa, dettato una "conditio sine qua non"che li inchioda ad una responsabilità. Quella del “come back” appena si sarebbe alzato un vento bustocco in grado di far riprendere il mare alla barca biancoblù. Promesse da marinaio? Pubblico missing allo Speroni, esclusi i soliti noti, emoraggia anche in casa Unendo Yamamay ex bengodi dello sport bustocco. La domanda sorge spontanea: dove vanno i bustocchi la domenica? Pay tv? Cinema? Divano? Cosa ancora manca per tornare allo Speroni? Soddisfatta la richiesta di una presidenza seria ( questa è serissima), di una squadra vincente (questa lo è), di un progetto importante (esiste anche questo) cosa ancora manca per riempire quel vuoto fastidioso che fa leggere la scritta sui gradoni dei popolari? Il prezzo del biglietto? No, dai, questa non è più di moda. “E’ sempre la stessa storia, ogni anno è sempre uguale…”il ritornello non faceva una piega fino a ieri, anzi poteva essere cambiato in “ogni anno è sempre peggio…”, ma adesso suona stonato. C’è un solo modo per dimostrare affetto e riconoscenza a Patrizia Testa e ai suoi amici che hanno ridato la Pro Patria ai bustocchi: prendersela! Difficile farlo quando era ostaggio di chi non se ne voleva separare, adesso è disponibile per un caldo abbraccio. Non serve la dote, perché non occorre sposarla, ma solo amarla con i fatti. Non si chiedono grandi fatti, ma solo gesti. Piccoli gesti. Come tornare allo stadio per respirare un’aria nuova. Sorprendente diremmo. Magari stupirsi nel vedere la presidente in biglietteria a dare una mano. Oppure, vedere Scapini, uno che lo vorrebbero in cento, lasciare Varese ( e non Canicattì) per venire a Busto. Oppure, incontrare Asmini che non ha saputo dire dire di no alla Pro Patria, o meglio al progetto della Pro Patria, per ritornare sui suoi passi che lo avevano portato lontano dal calcio. O, infine, chiedere prima all’amico che sa tutto chi è Turotti ,per poi sorprendersi che sia a Busto e non altrove. Poi, chiedersi il perché.  Poi, fare un paragone con il passato per capire che è tempo di ripensarci e convincersi che questa squadra e questa società non meritano più l’embargo. Chi è rimasto, nonostante tutto, era fino a poco tempo fa silente e rassegnato. Ora, il grido è tornato alto e la passione pulsa forte. Un grido forte che vuole riscattare i troppi silenzi di compatimento del passato. Ma, ancora troppo povero, ancora troppo solo. C'è il segnale, adesso occorre alzare il volume. Le scuse stanno a zero e non si possono più sentire

Flavio Vergani

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