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Trent’anni e più a seguire la Pro Patria su tutti i campi d’Italia. Non una trasferta persa. Chiamalo amore se vuoi, o chiamalo come vuoi, ma certamente è qualcosa di grande. Un volto che se manca ti accorgi, ma non subito, perché è così scontata la sua presenza che quando manca non la si nota. L’avverti quando lo incontri lontano dallo Speroni, mentre ti passa casualmente vicino al Tigros e in quell’attimo ti rendi conto che è un po’ che non lo vedi. In quell’attimo avverti l’eccezione alle regole di sempre e per il dispiacere cerchi di capire. In quell’attimo comprendi quanta passione c’era e quanto, giusto o sbagliato che fosse, è stato fatto solo“pro” Patria. Giusto o sbagliato che importa se comandava il cuore? Un cuore che batte ancora forte per i colori, ma che ha subito un’aritmia dopo le tante tensioni subite. Non le stesse di tutti, per lui molte di più.
Destino di chi ha una solo parola sempre e comunque, a costo di farsi sbattere dal vento forte e colpire dai fulmini di molti temporali, forse troppi!
Autosqualifica, temporaneamente in fuorigioco o  solamente un turno di riposo? La curiosità, che forse è solo speranza di sentirsi dire nulla di tutto ciò, fa breccia e la domanda trova la risposta che apre all’ottimismo. Chiamalo rigetto se vuoi, o chiamalo come vuoi, tanto nulla potrà descrivere quella voglia di tornare che lotta ogni domenica con le antiche delusioni. Chiamala come vuoi quella voglia di calcio che ti ha spinto per tanti anni a non temere il vento e la pioggia, ma ora è ostaggio di un sensazione umida che fa avvertire i grigiori del passato come ombra che aleggia sul presente.
Manca il coraggio di dire basta, dichiarare chiusa la partita, perché cosciente che un pezzo di cuore è rimasto nella sua casa di sempre, neppure si trova la forza di tagliare il cordone ombelicale che lo ha nutrito da sempre. Gli amici, i soliti amici, del bar o della telefonata quotidiana ci sono sempre e, strano a dirsi, “gli tengono il posto” allo Speroni, quasi per illuderlo che la storia ora è cambiata e merita la sua presenza.
Lui ammette che la  tentazione è forte, capisce però che trattasi di istinto mentre per ora ancora comanda la ragione. Si coinvolgono persino intermediari carismatici presenti al suo fianco che però hanno chiaro il copione per non sconfinare dalla neutralità. Troppo delicata la questione per permettersi di derogare.
Nessun rancore, o quasi, con nessuno, tanto meno con il nuovo corso, serve solo un po’ di pazienza.
Lo aspettiamo, perché tifosi con la Pro Patria nel cuore come lui sono un patrimonio dell’Unesco.
 Sarebbe bello rivederlo al suo posto, vicino all’altro suo amico che manca. Che festa sarebbe rivederli insieme.

Flavio Vergani

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