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Un problema mille soluzioni, quale sarà quella giusta? Tutti, più o meno, dei molti, perché di molti si deve parlare a riguardo di chi ieri ha visto la gara in un pomeriggio lavorativo, avrebbero la soluzione in tasca per risolvere il problema che affligge la Pro Patria.Mille soluzioni, tutte diverse tra loro, o quasi. Ma, messe insieme, dicono più o meno la stessa cosa.
ALLENATORE: Si parte dall’allenatore come potrebbe non essere così? Sarebbe come snaturare il calcio. Mister Bonazzi non ha mai convinto la piazza, inutile girarci intorno. Le sue esternazioni a inizio torneo a riguardo dell’educazione dei tifosi non sono state certamente il modo migliore per proporsi ad una piazza che non è certamente facile. Piazza che molto dà e molto pretende. L’anno prima aveva molto dato e poco preteso (7 punti in campionato). Battezzarla come è stata battezzata non ha aiutato il suo welcome. In più, non si può dire che l’allenatore avesse in tasca quel curriculum che a volte aiuta per essere credibili fin da subito. Tra l’altro, il mister non ha avuto modo di chiudere la bocca alla piazza  con i risultati. Anzi. Il suo modulo 4-3-3 costruito sul gioco degli esterni non è mai decollato e solo il cambio repentino nel dopo Pontisola ha quadrato il cerchio. Turotti dice che non è questione di moduli. Può darsi, ma diciamo che aiutano. Le quasi trenta formazioni susseguitesi nelle gare successive non sono piaciute, o almeno, passavano sotto traccia fino a che si vinceva. Poi, sono diventate un interrogativo. La gestione della rosa sembra non essere stata così impeccabile, visto che dagli spifferi che escono dallo spogliatoio sembrerebbe che più di qualcuno non sia così felice del turn over che è molto over e poco turn per qualcuno. Peraltro, la risposta di allenatore e direttore sportivo sul punto è stata a muso duro: “qui c’è gente che non ha mai giocato in categorie diverse dalla serie D”. Appunto, verrebbe da rispondere se fossimo l’avvocato difensore dell’accusa, il fatto è che qui non si gioca nemmeno in serie D. Non convince nemmeno la gestione dell’io e del noi. Come insegnano i testi basic di team building è di vitale importanza il concetto del “noi”, nella vittoria, ma, soprattutto, nella sconfitta. Poche volte ci si è riferiti al “noi” nelle sconfitte, preferendo il “loro hanno sbagliato”. Più raro, rarissimo, è stato sentire “ho sbagliato” e questo alla lunga demotiva, allontana, traccia solchi, produce divisioni. Che mister Bonazzi goda delle fiducia totale di chi lo ha scelto è cosa nota e anche corretta. La conseguenza è stata la percezione di una protezione persino esagerata che di fatto scarica le colpe su quanto c’attorno al mister, senza mai sfiorarlo. E, questo, allunga dubbi sulla “regolarità del processo” e sulla par conditio dei protagonisti.

GIOCATORI:Inutile dire che da molti senatori ci si aspettava molto di più. Un’aspettativa lecita e giustificata dal trattamento “all inclusive” a molti riservato dalla dirigenza. Identico discorso per qualche giovane sul quale si è puntato senza ottenere le risposte che ci si attendeva. Infine, qualche acquisto indecifrabile: Andreasson, Triveri, Scanu. Ci si chiede se non esistono in zona giocatori di pari livello e il motivo di tali acquisti.

DIREZIONE TECNICA: Sul punto non possiamo non citare la direzione tecnica che ,seppur invidiabile dall’intera serie D, ha incontrato più di un problema nella realizzazione e sviluppo del progetto. Le parole di Turotti raccolte nella gara di ieri parlano da sole. Il quinto posto non ha senso, ma nemmeno il quarto e nemmeno il secondo. Questa squadra può e deve vincere. In sintesi: sono convinto di avere costruito una squadra competitiva, il motivo per cui non vince è da indagare. L’impressione è che Turotti e Asmini abbiano poco da indagare e ben chiari i motivi di quanto sta accadendo. Uomini di calcio come loro che vivono da vicino la settimana dei tigrotti hanno chiaramente avvertito quello che è successo nel dopo Monza (o  prima?). Gli stessi giocatori raccontano motivazioni così ridicole che diventa chiaro che c’è dell’altro. Non crediamo a spine staccate e a cali di tensione, forse è andata via la luce, ma solo dopo qualche temporale. Serve far uscire l’arcobaleno con i colori bianco e blu.

DIRIGENZA : Veniamo alla dirigenza. Che dire? Tutto il bene di questa terra, ma mio nonno Giannino diceva sempre che la “pel di cujun le la prima a finì”. Siccome, che se ne dica, questa squadra costa, costa molto, costa di più di chi ci sta davanti e più o meno come quella che è davanti venti punti, è chiaro che non ci si può eternamente appellare al caso a riguardo di quanto sta accadendo. Va bene, o meglio, pazienza se il Monza è più forte, va bene se gli altri hanno i giovani bravi, va bene che la squadra è partita tardi, va bene che attendeva l’esito della riammissione, ma di fronte a sconfitte a nastro con squadre come il Dro, piuttosto che le goleade a Busto di attacchi fino al giorno sterili come quello della Grumellese, è d’obbligo fare delle domande, avere delle risposte e alzare la voce. Permesso persino urlare. Lo stile di questa presidenza è invidiabile, Oxford al confronto è una università di maleducati, ma crediamo che sia giunto il momento di lasciare la carota ai conigli e prendere il mano il bastone (in senso metaforico, ovviamente, perché non vorremmo rischiare il Daspo). Ci sono molti modi “fair” per far sentire la propria voce che Patrizia Testa conosce perfettamente da donna di classe qual è. Peccato averla portata fin a qua, obbligandola a snaturare uno stile unico nel mondo del calcio, ma evidentemente più di un giocatore biancoblù non ha apprezzato o semplicemente non ha compreso la fortuna di essere capitato a Busto. Come diceva ieri Turotti, non c’era e non ci sarà la fila per assicurarsi le prestazioni di molti tigrotti. L’unico modo per far parlare di sé è quello di vincere qualcosa, dimostrando il proprio valore. Si vince correndo, lottando e apprezzando. Non lamentandosi, instristendosi, rassegnandosi, defilandosi. A meno che, per qualcuno l’avventura bustocca sia già finita e con questa pure il campionato. In questo caso, sempre meglio evitare di rovinare tutto facendosi da parte. Per il resto, come dice un mio amico che di calcio ne sa, mai dare un alibi ai giocatori. Sinceramente, in questo caso, oltre a non darli serve anche fargli capire che non ne esistono. Fuori le palle!


Flavio Vergani

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