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Al peggio non c’è mai fine. Si parla ancora di penalizzazione (-2) e di multe (20 mila euro) per la famosa inchiesta “Dirty Soccer”. E’ attesa per lunedi la sentenza del Tribunale Federale per il primo grado del terzo filone di indagini avviate dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro. Tornano alla ribalta i nomi dei “soci occulti e direttori di fatto” Mauro Ulizio, Massimiliano Carlucci e Marcello Solazzo. La scorsa sentenza, riferita ad altra sentenza del settembre 2016, punì la Pro Patria con 1.000 euro di ammenda, al posto dei tre punti di penalizzazione vista l’estraneità dell’attuale dirigenza con i reati commessi. Ora, si torna in aula con l’avvocato Di Cintio per una nuova partita. Sono passate due dirigenze diverse, è cambiata la categoria, si è dovuto rinunciare ad un ripescaggio per le colpe commesse, ma ancora ci si deve confrontare con questa storia. Responsabilità oggettiva di una società che non esiste più. Responsabilità di una dirigenza immacolata sotto il punto di vista etico che ha messo in una mano il portafoglio e nell’altra la pala per ricostruire una società e la credibilità dopo che la stessa era stata polverizzata. Non basta, occorre punirla ulteriormente, farla sentire in colpa per qualcosa non commesso, occorre far passare la voglia di fare calcio a chi vorrebbe farlo. Punti e soldi per far capire la lezione a chi neppure l’aveva studiata in quanto non prevista nel programma didattico di una società sportiva e non di scommesse. Puniamo chi ha fatto liberamente circolare chi nel passato si era già reso protagonista di gestioni societarie non inappuntabili e non chi con passione e sacrificio sta ridando credibilità al calcio cittadino. Chi ha sbagliato ha un nome e un cognome, per cui si puniscano i responsabili, non gli innocenti. Siate seri per favore.

Flavio Vergani

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