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Uno degli attacchi peggiori del girone, quello della Grumellese, rifila tre reti a domicilio ad una delle (fu)migliori difese del torneo. Dica 33, dice il dottore e la diagnosi rimane la solita: questa Pro Patria è malata. Per fortuna Elia Bortoluz si regala una doppietta per il suo compleanno che ricorre oggi, mentre Gherardi decide di centrare la porta dopo il lungo digiuno contenendo i danni, ma quello che si è visto oggi allo Speroni non meritava un minuto di ferie.
Giocatori in campo e fuori dal campo sull’orlo di una crisi di nervi. Pro Patria contratta in tutti i sensi, con i malati Santana e Cappai malinconicamente appartatasi in tribuna ospiti, Ferraro che al rientro in campo dopo l’intervallo litigava con la porta degli spogliatoi colpendola violentemente, giocatori in campo ombre di sé stessi.
Di positivo la reazione sul due a zero per gli ospiti che ha portato al momentaneo pareggio e la  successiva rimonta che impattava la terza rete dei bergmaschi.
Mister Bonazzi ha dovuto porre modifiche all’undici andato in campo nel primo tempo fin da dopo  la pausa, togliendo un disastroso Angioletti e inserendo Piras, mentre Scanu rilevava Arrigoni. Il giovane sardo ha confermato l’impressione precedente: di giocatori del genere ne è piena la Valle Olona e davvero non si capisce come si possa chiedere a Patrizia Testa di pagargli le spese di vitto e alloggio. Si era già tentata l’impresa con il nordico Andreasson, ci si è superati con questo “rinforzo” di gennaio. Per fortuna l’atteggiamento è stata notato anche dal direttore sportivo Turotti che speriamo faccia presente al giovane che così non va bene. Ovviamente, non è certo solo colpa di Scanu, anzi, ma è anche giusto sottolineare quello poi rimarcato da Turotti relativamente a chi fa il piangina perché non trova spazio nell'undici titolare e poi non si fa trovare pronto quando è chiamato in causa. Che poi qualcuno reputa di avere avuto meno opportunità di altri è un altro conto, ma questo dovrebbe stimolare al miglioramento e non al peggioramento che molti di loro hanno mostrato cammin facendo.
Parlando con Gherardi a fine gara è uscito il solito stucchevole elenco di mezzi alibi e giustificazioni fittizie di cui il calcio è pieno da sempre. Dobbiamo lavorare, dobbiamo concentrarci, dobbiamo trovare serenità, dobbiamo giocare partita per partita, questa l’analisi del tigrotto che non ha convinto nessuno.
Molti giocatori dovrebbero stendere il red carpet per avere trovato spazio in una società dove non manca la serenità (leggasi stipendi pagati e servizi garantiti), dove c’è storia e passione (leggi tifoseria in casa e trasferta) e dove c’ è ambizione. Quello che manca per far cento è proprio la performance dei giocatori che dopo Monza sono andati mentalmente in vacanza. Se, come molti affermano, il Monza non aveva nulla di più della Pro Patria e quella fu una partita sfortunata, lo dimostrino vincendo i play off e non facendosi impallinare dal Dro e dalla Grumellese. Se questa squadra ha le palle lo dimostri con i fatti e non con le solite parole di circostanza. C’è poco da lavorare, questo è il periodo dove raccogliere, il tempo per lavorare è ampiamente scaduto. Non ci sono alibi, inutile cercarli. 2 punti in 5 partite dovrebbero solo far provare vergogna. Vergogna per aver tradito la passione dei tifosi che hanno seguito questa squadra ovunque, vergogna verso la società che ha sempre garantito tutto e di più per far svolgere al meglio il lavoro dei propri tesserati, vergogna per chi, come Turotti, ha speso una parola per giovani sconosciuti ora pronti ad altre ribalte e per infortunati gravi e reduci da stagioni disastrose a cui è stata concessa ampia fiducia per rilanciarsi. Chi è scontento in panchina veda di darsi una mossa e dimostrare con i fatti che merita il posto di titolare, chi è giovane dimostri di poter fare questo lavoro che vuol dire anche non aver paura della propria ombra, chi ha esperienza dimostri di sapere dare l’esempio mettendosi al servizio della causa.
Chi, invece, ha altri sogni, problemi o destinazioni, si faccia organizzare da Crespi banquetting un bel rinfresco e saluti la compagnia. Avrà l’applauso per il coraggio e la coerenza.
La pazienza ha un limite e questo limite è stato ampiamente superato.
Il volto di Patrizia Testa a fine gara mostrava tutta la delusione provata dopo quanto fatto per questa squadra. Un'amarezza senza confini che crediamo non si meriti. Forse, anche per lei, è giunto il momento di alzare la voce. 
Giusto dar fiducia alla gerarchia societaria, ma la voce del padrone ha sempre fatto miracoli. Soprattutto, quando qualcuno invece di apprezzare il clima disteso fa l'eterno offeso. 

Flavio Vergani

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