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Ivan Javorcic (foto GioGarvaglia.all right reserved)
E’ iniziata nel pomeriggio l’avventura di Ivan Javorcic alla Pro Patria. Il tecnico croato, classe 1979, ha dapprima diretto il primo allenamento e poi ha incontrato la stampa.
Con lui i direttori Asmini e Turotti e il vicepresidente Tiburzi.
Incontro aperto da Sandro Turotti che ha illustrato il percorso che ha portato alla scelta del nuovo tecnico.
Le parole di Turotti: “Nessuno di noi pensava di passare il pomeriggio della pasquetta a lavorare. Siamo l’unica società della categoria ad averlo fatto. Nessuno di noi si aspettava un finale di campionato del genere, soprattutto dopo aver centrato il secondo posto. Ringrazio mister Bonazzi e il vice Bertoncelli per il lavoro svolto, ma dopo la loro decisione di lasciarci, abbiamo dovuto muoverci sentendo la disponibilità di qualche allenatore. Ho consultato uno dei due collaboratori che lavorano per la Pro Patria ed è saltato fuori il nome di Javorcic, che dopo un breve periodo di riflessione ha accolto con entusiasmo la nostra proposta. Non mi piace definirlo “traghettatore”, lui è un allenatore che conosceremo da qui a fine stagione e poi valuteremo. Mi è piaciuto subito il suo entusiasmo e la sua idea di calcio”.
Ivan Javorcic esordisce ringraziando Bonazzi:” Lo saluto, merita rispetto per quello che ha fatto in questi 10 mesi, ma questo fa parte del mestiere. Adesso si ricomincia”. Sull’idea del suo calcio, mister Javorcic elenca le caratteristiche a lui più vicine: “Amo l’essenza del gioco del calcio, intensità, collettivo, voglia di vincere, aggressività. Importanti i valori di altruismo e solidarietà e la voglia di determinare. Uscire dal campo da vincenti che non significa vincere tutte le partite, ma vuol dire aver dato tutto. Il sistema di gioco non farà la differenza, ma l’atteggiamento della squadra. Le mie parole non hanno nessun peso specifico visto che non mi conoscete e non sapete come lavoro, lo avranno quando in campo vedrete quello che sto dicendo".
Cosa l’ha convinta ad accettare la proposta della Pro Patria?La storia e il peso di questa società, una società che ha cultura calcistica, con tifosi che hanno forte senso di appartenenza. Sono elementi che mi incuriosiscono e stimolano. Amo le emozioni forti, come quella vissute a Brescia e Mantova”. Questi i motivi che mi hanno spinto ad andare da Brescia a Milano. Poi, incontrati Turotti e Asmini, ci ho messo un attimo a decidere, visto lo spirito di competitività dei due. Mi ha colpito la loro voglia di vincere. Chiaro che potevo aspettare giugno per trovare un’altra squadra, ma la storia che ha la Pro Patria e il futuro chiaro che mi è stato prospettato mi hanno fatto decidere per Busto. Ho esperienze professionistiche che sono durate vent’anni e posso dirvi che non tutte le società che hanno la licenza di professionisti si comportano come tali”.
Conosce qualche giocatore della Pro Patria? “No, ma ho visto tutte le partite dei tigrotti, per cui conosco la caratteristiche di ciascuno di loro. Poi, il campo completerà questa conoscenza”.
Cosa cambierà? “Per ora, osservo, ascolto e poi prenderò le mie decisioni”.
Come è stato il primo impatto con il gruppo? Positivo, gruppo che al di là della retorica è disponibile al cento per cento. Il pensiero di questi giocatori sarà di mettersi a disposizione l’uno dell’altro per la finale di domenica con lo Scanzorosciate Per ora pensiamo solo a domenica”.
Sala stampa gremita in un giorno festivo, direttore sportivo e direttore generale di livello, presidenza eccellente, questa è la realtà dei fatti, sembra quasi di non essere in serie D. Come ha percepito questo fatto?Sensazione piacevole, ho perso la voce al primo allenamento e questo significa avere trovato un ambiente con vero calcio. Mi piace la vostra disponibilità, voglio ambienti professionistici e questo è stato un ottimo impatto. Tutto questo sarà trainante se metteremo temperamento e orgoglio. A livello tattico come giocherà? Con la difesa a quattro che è sempre stata una sua caratteristica? “ Non lo so ancora, ma non sarà questo il fattore determinante che cambierà le sorti di questa squadra. Valuteremo le condizioni fisiche, lo stato emotivo e psicologico dei giocatori e quanto serve per decidere il modulo di gioco. La testa è importantissima e lo stato d’animo sempre da valutare”.
Sappiamo che è amico di Matteo Serafini, vi siete sentiti dopo la sua decisione di venire a Busto?Si, l’ ho sentito. So che è il secondo miglior marcatore della storia della Pro Patria con 75 goals. Un ragazzo splendido che giocava con me ad Arezzo. Abbiamo parlato dell’ambiente, della storia e della passione di questa piazza”.
Le sue precedenti esperienze a Brescia e Mantova erano d’emergenza, come lo è questa a Busto: “Si, sono stato il pronto soccorso in passato, spero in futuro di lavorare in ambienti diversi. Non mi faccio problemi, affronto con entusiasmo le situazioni difficili, queste esperienze mi hanno fatto imparare molto. Sono le condizioni ideali per migliorare sé stessi”.
Pregi particolari?” Non lo so, sono imbarazzato, preferisco non parlare molto di me. Non mi conoscete, quello che dico pesa davvero poco. Conosciamoci e poi potrete valutare se quello che dico è vero o meno”.
Si torna da Turotti per chiedere il profilo che doveva avere il nuovo mister, dice Turotti: ”Doveva avere un carattere diverso da quello precedente, altrimenti non avrebbe avuto senso cambiare. Per carattere intendo l’approccio con i ragazzi. Per cui, questo aspetto ci ha guidati”.
Un accordo da qui a fine stagione?Si, anzi, diciamo che mi piace pensare a partita dopo partita, per cui l’importante è pensare a domenica prossima. Poi, ci sarò la valutazione”.
Parola ad Asmini per qualche precisazione: “Ringrazio anche io Bonazzi, cosa fatta anche personalmente. Sottolineo che le scelte di Turotti vengono fatte grazie alla consulenza di due collaboratori regolarmente tesserati per la Pro Patria che girano sui campi, compresi i campionati Primavera e Beretti. Per cui, nulla di casuale, ma una candidatura che è piaciuta perché non ha fatto problemi di soldi, di durata del contratto, di categoria. Un allenatore che ha voglia di calcio, voglia di lavorare seriamente e dunque la convinzione che sia la persona giusta per noi. Non è piovuto dal cielo, come sempre tutto è pianificato e ponderato. La scelta del mister ha un nome e cognome, anzi due nomi e due cognomi: Turotti e il suo collaboratore. La Pro Patria è fatta da persone serie e oneste, con una presidenza seria, il resto sono chiacchiere da bar”.
Il vicepresidente Tiburzi aggiunge: Ero in vacanza quando è arrivata la notizia delle dimissioni di Bonazzi. Mi è dispiaciuto, era una persona di valore. Ho scritto a Patrizia Testa che questo era un problema, ma che Turotti e Asmini avrebbero tirato fuori l’asso dalla manica. Credo che così sia avvenuto, questo giovane allenatore è valido e credo che ci porterà a giocare cinque partite per giocarci il play off. Siamo una società di Lega Pro, purtroppo le cose non sempre vanno come dovrebbero ed è successo quello che è successo. Ci sarà un percorso duro dove serviranno grinta e determinazione. Spero che il nuovo allenatore possa portare bel calcio con i ragazzi carichi. Mi auguro che le prossime partite siano fortunate per noi che ci abbiamo messo tutto quello che serviva metterci”.
Si termina con Javorcic che precisa di non aver portato un proprio staff, in quanto non  determinante in questo momento.
Da ultimo si chiede se desidera comunicare qualcosa ai tifosi. Il tecnico croato risponde: “Ci sono due categorie nel calcio: i giocatori veri e i tifosi veri. In questo binomio sta  l’essenza del calcio. Servono giocatori veri per stimolare la passione dei tifosi veri, quelli non veri lasciamoli stare. La passione della gente è una cosa seria che va tutelata e rispettata. Per cui, in questo momento non gli dico  niente perché non li conosco e sarebbe una mancanza di rispetto. Siamo noi che dobbiamo dimostrare di meritare il loro rispetto per quello che faremo. Dopo aver dimostrato un certo tipo di comportamento potremo pensare di aver guadagnato la loro stima. Adesso, le parole non hanno peso".

Flavio Vergani

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