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 Nel giorno del “closing”, con i cinesi che strappano il Milan a Berlusconi , avviene  anche il game over per mister Bonazzi che chiude la sua avventura con la Pro Patria. Tempi lunghi per il Milan, tempi lunghi, troppo lunghi, per il closing con Bonazzi. Ormai da tempo gli undici apostoli non seguivano più il maestro e quale giorno migliore del giovedì santo poteva sancire l'ultima cena? Il tre a uno a favore del Levico Terme, dopo una partita nemmeno tra le peggiori dei tigrotti, è stata l’ennesima tappa di una via crucis che il tecnico bergamasco ha dovuto percorrere in questa quaresima. Dire che i  giocatori abbiano svolto il ruolo del cireneo è un’esagerazione, forse, anzi, certamente, i soli Turotti e Asmini hanno creduto in lui fino in fondo. Il duro faccia a faccia tra la squadra e Asmini svoltosi in settimana non ha portato ai risultati sperati e la sconfitta odierna ha costretto all'estremo rimedio.
Con il morto ancora caldo, il commento di un tigrotto è stato che “bisognava pensarci prima”. Concordiamo perfettamente con l’analisi, ma ci si chiede se sia stato detto prima, in modo chiaro e palese, che oltre al dopo Monza, oltre al calo delle motivazioni, oltre agli infortuni ricorrenti che hanno influito sulle ultime gare e oltre alle valutazioni sugli uomini e non sul giocatore, anche la simpatia di mister Bonazzi era in calo nello spogliatoio biancoblù, tanto da provocare lo stato di torpore della truppa.
Sembra invece che durante il confronto di settimana scorsa più che tigri i giocatori sembravamo agnellini pasquali. Come lo sembravano nel dopo partita odierno, quando gli ultrà li hanno chiamati vicini alla “ramata” per sfogare tutta la rabbia per una sconfitta umiliante. 
Il modello Leicester sembra calzare perfettamente alla realtà bustocca. La squadra inglese, dopo aver vinto molto, ha staccato la spina, precipitando sul fondo della classifica. Mister Ranieri a lungo difeso dalla dirigenza per un senso di gratitudine per quanto fatto lo scorso anno. Poi la svolta, con l’esonero del tecnico italiano che magicamente ha riportato la tensione al giusto voltaggio. Un’ ipotesi, ovviamente, ma siccome dalla bocca dei tigrotti non esce una giustificazione reale e convincente su quanto accaduto, ma solo qualche sussurro che nel tempo è diventato un grido, tutte le ipotesi sono possibili e persino giustificate. Come già scritto in passato, non crediamo al dopo Monza e, neppure, alla mancanza di stimoli. Crediamo piuttosto che qualcuno si sia mentalmente tirato fuori da un progetto che non sente più suo e per il quale non avverte più appartenenza.
Ora, gli alibi stanno a zero. Si riazzerano le gerarchie, dando modo a tutti di  rilanciarsi, mostrando il proprio valore.
Inoltre, Darfo Boario e Pontisola sono ora vicinissime, per cui lo stimolo di centrare i play off dovrebbe far tornare la voglia di correre e lottare per centrare il minimo obiettivo stagionale.
Insomma, non manca nulla per dimostrare di essere calciatori e uomini di valore e chiudere in modo degno un campionato fin troppo deludente. Poi, probabilmene per molti tigrotti il futuro sarà lontano da Busto. Ma, come sempre, c'è un modo per farsi ricordare e cento per farsi dimenticare. Sta all'uomo, prima che al calciatore, scegliere il proprio destino.
Flavio Vergani

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