Header

Andrea Rota, classe 1976, fa parte della numerosa schiera di giocatori nati a Busto Arsizio
ma che mai hanno vestito la maglia della Pro Patria. Giocatori per i quali calza a pennello il proverbio “nessuno è profeta in patria”.
Vestire il biancoblù è stato un sogno per Rota che a 16 anni ha lasciato il Cas Sacconago per un’altra “Pro”, quella di Sesto.
Abbiamo scambiato due parole con il bustocco che ha militato nella Grumellese lo scorso campionato.

Che tipo di giocatore sei?
Sono un centrocampista centrale più bravo a difendere che ad impostare. Nella mia carriera ho comunque fatto 50 goals.

In che categoria hai giocato?
Circa 430 partite in serie D, 50 in C2. Ho girato molte piazze, tra le quali Lecco, Voghera, Viareggio e Grumello nel campionato appena terminato.

Conosci la serie D come le tue tasche, cosa serve per vincere?
Per prima  cosa serve conoscere la serie D. Non basta avere valori tecnici elevati in squadra, ma serve conoscere il giocatore a livello caratteriale, sapere come si allena, se è un anarchico o un uomo spogliatoio. Serve avere la spina dorsale formata da portiere, centrale difensivo, regista e attaccante con caratteristiche ben definite. Serve andare a vedere le partite delle giovanili per rendersi conto del potenziale che si ha in casa. Vedo molte squadre con rose importanti che non salgono in Lega Pro, in quanto non curano questi aspetti.

Dicono che sei un uomo spogliatoio. E’ vero? Cosa significa essere uomo spogliatoio?
Non amo lodarmi, ma devo dire che ti hanno riferito una cosa corretta. Essere uomo spogliatoio significa essere il punto di riferimento quando le cosa vanno male. Significa essere in testa al gruppo durante gli allenamenti, non causare polemiche quando ti mettono in panchina. Sento spesso dire che l’uomo spogliatoio deve “appendere al muro chi non si impegna”, non sono d’accordo su questo. In 24 anni di carriera non ho mai visto appendere al muro nessuno, ma gente come Borghetti, ex Varese con me alla Tritium, è stato un esempio per tutti per il suo modo di essere e di comportarsi.

Hai giocato nel Busto sbagliato, ossia nella Bustese, perché mai nella Pro Patria?
Perché la Pro Patria ha giocato quasi sempre in serie C e ai tempi non ero pronto per quella categoria. Solo nel 1999 ho avuto la possibilità di venire a Busto, poi la possibilità sfumò e venni con il Viareggio a vincere allo Speroni.

Un sogno che rimarrà tale?
Come giocatore direi di si, sono integro, non ho subito grandi infortuni, ma ho 40 anni. Però, se dovessero chiamarmi come allenatore delle giovanili, ad esempio, verrei di corsa. Magari l’anno prossimo, visto che vorrei giocare ancora un anno. Non so se la Grumellese si iscriverà al prossimo campionato, per cui staremo a vedere. Certo è che se mi proponessero da subito di allenare, ci penserei seriamente.

E’ vero che giocare in piazze come Busto non è come giocare a Grumello?
Certamente si, a Grumello se sbagli un passaggio non se ne accorge nessuno, oppure, se si accorgono, non dicono niente. A fine partita i giornali riportano il risultato e finisce lì. A Busto se sbagli un passaggio è un problema. I giornali scrivono ogni giorno una pagina dedicata alla Pro Patria e i tifosi commentano per sette giorni su sette. Se non sai reggere questa pressione non riesci a giocare in piazze come  Busto, Lecco e Voghera, dove sono stato e provato sulla mia pelle cosa vuol dire vivere le grandi piazze. A Lecco mi dicevano che “noi siamo il Lecco”, per cui le dobbiamo vincere tutte. Ritengo sbagliato questo ragionamento, queste piazze hanno una storia e un blasone, ma attualmente non basta questo per vincere.

Come hai visto la Pro Patria?
Prima che firmassi per la Grumellese ho visto qualche partita dei tigrotti. Li avevo trovati bene come gioco. Per esempio, con la Pergolettese e Seregno mi erano piaciuti. Credo che mister Bonazzi abbia dato un gioco piacevole alla squadra. Poi, l’ho rivista a Grumello e mi era apparsa una squadra confusa. Non so quanto sia costata questa squadra, ma credo che avrebbe dovuto rimanere in lotta fino all'ultima giornata. Invece, dopo Monza, ha avuto un calo inspiegabile.

Cosa pensi di Patrizia Testa? 
Una persona molto appassionata che si è presa una grossa grana. Credo abbia molta ambizione, ma non basta per vincere. Indispensabile, a mio avviso, è circondarsi di persone valide che  conoscono la categoria. Ripeto, non si vince con il blasone, i tempi sono cambiati.

Quindi, chissà mai che ti rivedremo alla Pro Patria?
Sarebbe un sogno che si avvera, se mi chiamano arrivo di corsa.


Flavio Vergani

0 commenti: