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Due dei tre pilastri sui quali si era basata la ristrutturazione di via Cà Bianca si sono sbriciolati. i tifosi non hanno tardato a condividere sui social la loro preoccupazione per un progetto che da ieri è svoltato in altra direzione, rinunciando a due attori principali del precedente organigramma. Il solo Turotti, a cui presto verranno dati superpoteri, affiancherà Patrizia Testa nel prossimo campionato. Giorgio Scapini, responsabile del settore giovanile dimessosi ieri, dopo i sussurri rilasciati a www.informazioneonline.it, è passato alle grida sulla Prealpina, dichiarando senza mezzi termini che a lui non va bene far giocare i figli dei dirigenti e che avrebbe voluto poter scegliere i giovani anche lontano da Busto. L’importante è che non siano come quelli scelti in Sardegna (non da lui), aggiungiamo noi, diversamente viva Busto e viva la Valle Olona. Brocchi per brocchi, ci teniamo i  nostri. Che non fosse solo una questione di pulmini era parso fin troppo chiaro. Con i tempi che corrono un car sharing o un viaggio con Blablacar lo si rimedia sempre. Da capire invece chi Scapini chieda i campi di allenamento e le strutture. Campi di allenamento che da sintetici sono diventati in erba, da una data di consegna sono rimbalzati ad un’altra e poi ad un’altra ancora. Prima pioveva troppo e non si poteva lavorare con il fango, poi ha fatto troppo caldo e non era possibile lavorare la terra dura. Prima c’era la giunta che aveva previsto delle date di consegna, adesso c’è un’altra amministrazione che non ha deciso quello che hanno deciso quelli prima e quindi non si ritiene responsabile della deadline. Intanto, a Mazzano hanno quello che a Busto non c’è. Punto. Scapini ha ragione da vendere sulle strutture, ma forse avrebbe dovuto farlo presente prima visto che è obiettivo di tutti avere quello che chiede. Intanto, Patrizia Testa ha scelto di andare avanti tatuando sulla pelle due parole che sintetizzano le guidelines della sua gestione: passione e appartenenza. Pensiero affidato a due post secchi pubblicati sui social che hanno fatto capire lo stato d’animo della presidentessa. Quello di ieri sera, molto gettonato dai “likes” dei tifosi, garantiva che lei andrà avanti con chi rimarrà al suo fianco, gente che dovrà sposare un progetto di totale appartenenza. Gente che dovrà amare e non usare la Pro Patria. Infine, parole dure per i mercenari del calcio, ossia quelli che oggi baciano la maglia e domani non rinnovano il contratto. La sintesi finale sembra essere più semplice del previsto. La Pro Patria dello scorso campionato aveva un organigramma sontuoso: un direttore generale, un direttore sportivo, un segretario per la prima squadra, uno per il settore giovanile, un team manager, una addetta stampa. Il tutto con una sola dirigente con portafoglio, o quasi. Una struttura extra lusso per la serie D (e per la Lega Pro), come fatto presente da qualche candidato ad entrare nel consiglio direttivo che, prima di defilarsi,  si è  per un attimo trasformato in “auditor”, facendo presente proprio questo punto. A questo, si è aggiunto un costo di esercizio paragonabile solo a quello del Monza. La differenza è che il Monza è arrivato primo, la Pro Patria quinta. Ne segue, che evidentemente tutta questa struttura non ha dato valore aggiunto. Forse l’avrebbe dato sul lungo periodo, ma è inutile far finta di niente e continuare a giustificare le bad performance con il progetto triennale. Qui, per chi non l’avesse ancora capito serve vincere subito, diversamente chi oggi mette i soldi non lo potrà fare in eterno e il rischio di cadere nell’oblio diventa alto. “Se al posto di tutta questa gente si fosse preso un attaccante…”, questa è parere comune della tifoseria. Come darle torto, visto come è andata a finire? Per cui, al di là dei pulmini, dei figli dei dirigenti, delle strutture e di quanto si vorrà aggiungere, il punto è uno e sempre quello. Servono i soldi. Il progetto triennale prevedeva l’allargamento del consiglio dirigente con nuovi soci, visto che questo non è avvenuto ( per colpa, per scelta o per quello che si vuole, ma questo è…), Patrizia Testa ha scelto di restringere l’organigramma, concentrando i poteri verso chi lei ritiene degno di ogni fiducia: Sandro Turotti. Intanto, si aspettano i campi. Realizzare un palaghiaccio si è rivelata impresa impossibile, a parte la pista per Babbo Natale, ma il campo si dovrebbe riuscire. O no?

Flavio Vergani

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