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La Pro Patria prepara l'ultima gara di campionato con il Darfo Boario con buone notizie provenienti dall'infermeria. Arrigoni è recuperato, Bortoluz è sulla via del recupero.
Una partita che non avrebbe avuto nulla da dire se la cose fossero andate come tutti si aspettavano, invece servirà almeno un pareggio per centrare i playoff. Un epilogo di stagione deludente e deprimente che di fatto apre la porta  ad un deciso cambio di strategie per il futuro. Se il programma prevedeva di ritentare la promozione ripartendo da chi eventualmente l'avesse sfiorata, adesso il discorso cambia e nessun può sentirsi tranquillo di essere riconfermato il prossimo anno. L'evoluzione negativa del trend è stato così negativo e così prolungato nel tempo che ogni possibile giustificazione addotta è evaporata. Per ora ha pagato mister Bonazzi per le normali leggi del calcio, ma l'impressione è che a fine campionato si darà una decisa sterzata alla direzione di un progetto per il quale il grosso investimento finanziario non ha portato i benefici sperati. Regole di ogni azienda seria, il famoso ROI, return of investment, vero incubo di ogni amministratore delegato societario, in via Cà Bianca, tende decisamente verso il rosso. Tanti soldi investiti per avere una struttura di prim'ordine, giocatori di categoria superiore e organizzazione logistica inappuntabile, non hanno prodotto nessun ritorno in termini di risultati. Questo significa poco pubblico, poco appeal con nuovi sponsor, poca valorizzazione dei giocatori, sia giovani, sia meno giovani, impossibile continuità del progetto con obbligo di ripartire con poche certezze in ambito di esperienza maturata.
I numeri non mentono mai e Andrea Statistiche è stato chiaro nella sua sintesi relativa al potenziale offensivo della squadra. Tra Pro Patria e Ciliverghe ci sono 27 reti di differenza, 23 con il Monza, 10 con la Virtus Bergamo e Pergolettese, persino il modesto Seregno ha segnato di più rispetto ai tigrotti. Passando ai bomber: nessuno in doppia cifra per i biancoblu, mentre tutti gli altri ne hanno almeno uno. Vince il campionato chi ha tre uomini goal in doppia cifra, arriva secondo chi ha due bocche di fuoco. Numeri che fanno riflettere sulle scelte fatte in estate e a gennaio, quando si è preferito non toccare il reparto d'attacco, privilegiando difesa e centrocampo con gli arrivi di Triveri e Scanu (oltre a Colombo) che, francamente, continuiamo a non comprenderne l'utilità. Certamente non è questo l'unico motivo della débâcle, ma è uno, e da qualche parte bisognerà pur partire con l'autocritica.
Flavio Vergani




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