Header


La Pro Patria non rinnova il direttore del settore giovanile. Scapini: «Dispiace, io però non accetto compromessi»
«I giovani sono un valore, non un costo. Ma dietro a questa scelta c’è dell’altro»

Il matrimonio tra la Pro Patria e Giorgio Scapini si interrompe dopo un anno. Nel pomeriggio di ieri, ad annunciarlo, uno scarno comunicato sul sito ufficiale biancoblù: Aurora Pro Patria 1919 comunica che non è stato rinnovato il contratto che legava il responsabile del settore giovanile Giorgio Scapini alla società. Aurora Pro Patria lo ringrazia per l’impegno profuso e gli augura il meglio per la sua carriera futura».

Dopo una stagione ricca di successi (Juniores Nazionale ai quarti di finale nazionali; Allievi regionali secondi in campionato e ai playoff regionali; ottimi piazzamenti per le due squadre di Giovanissimi professionistici e per i Giovanissimi regionali, arrivati terzi) e, soprattutto, capace di ridare credibilità al progetto giovanile biancoblù, per Scapini la notizia è «una sorpresa. Che lascia un ovvio dispiacere».

Scapini, cos’è successo?

Qualche giorno fa ho parlato con la presidente Testa: ho chiesto delle garanzie sulla possibilità di dare seguito al percorso iniziato quest’anno: si è parlato di strutture, servizi come il pulmino, un budget per rinforzare ulteriormente le squadre. Insomma, per dare continuità al progetto per cui sono stato chiamato: costruire un settore giovanile importante, degno del nome Pro Patria.
E invece?


Mi è stato detto che dall’anno prossimo a tutte queste squadre, eccezion fatta per la Juniores, sarebbero state chieste le rette per trovare introiti immediati. Rette che, l’anno scorso, per mia volontà, erano state tolte. Mi spiace, ma il mio lavoro non è raccogliere rette; così ho detto: «Se dovete risparmiare, risparmiate su di me». Così è stato fatto ma in questo modo penso manchi visione sul futuro. Mi è stato detto che sono un valore troppo alto per il progetto, un lusso; mentre ora si vorrebbe qualcosa di più “semplice”. Mi è sembrato un po’ un alibi...

In che senso?


Già nella passata stagione saltarono tre allenatori perché c’erano pressioni per far giocare qualcuno in particolare: diciamo, la classica situazione del “figlio di” che va fatto giocare. Io non ho accettato e mi viene da pensare che sia stata colta la palla al balzo. Sto ricevendo tanti messaggi di genitori dispiaciuti e che mi ribadiscono come le promesse fatte da me a inizio anno siano state mantenute: questo è ciò a cui tengo in particolare. Ma, certo, che lascia amarezza.

Com’è il suo personale bilancio di questa stagione?


Molto positivo. E per questo sono sorpreso: sembra proprio ci sia una scarsa visione del settore giovanile e che qualcosa dietro le quinte abbia avuto un certo peso. Purtroppo oggi nel calcio funziona così. Ma io, per fortuna, non ho bisogno di accettare compromessi.

Come si è trovato in società?


Con Turotti ho avuto un ottimo rapporto, così anche con la presidente Testa. A un certo punto però qualcosa di “esterno” ha inciso. Ho messo passione e voglia, e intorno a questo settore giovanile ho sentito crescere entusiasmo. Avevo trovato grande delusione per quanto accaduto l’anno prima, ci ho messo la faccia dicendo che le cose sarebbero cambiate e credo, anche dagli attestati di stima ricevuti, che sia stato così. Purtroppo ora si è deciso di andare in un’altra direzione.

Nella sua carriera a Varese ha scovato e costruito talenti: per dirne tre dei più recenti, Eros Pisano, Giuseppe De Luca, Achraf Lazaar. Cosa serve a un settore giovanile per poterlo fare?

Servono strutture. Mezzi. Credibilità. Allenatori competenti. E una società con una struttura in grado di garantire ai ragazzi e alle loro famiglie un punto di riferimento non solo calcistico. In questo modo si può essere competitivi sul territorio.

Nel settore giovanile della Pro Patria ha visto dei talenti?


Sì. Per esempio quattro ragazzi della Juniores, pronti a entrare in prima squadra. A loro auguro di poterci entrare ed essere protagonisti. E questo sarebbe un ulteriore dimostrazione del buon lavoro fatto. La Pro Patria ha ottimi allenatori: ma devono essere messi nelle condizioni di lavorare al meglio. Serve una visione: ma se l’idea è che i soldi investiti sul settore giovanile siano buttati via... Altrove la si pensa diversamente e i risultati arrivano. Un esempio? L’Atalanta: spende tanto, costruisce di più. Quello è valore, non costo.

Cosa c’è nel suo futuro?

Il calcio è la mia vita ma non vivo di rendita: sono sempre pronto a mettermi in gioco per un progetto che voglia costruire qualcosa di serio, solido e duraturo. Con una visione precisa del futuro.

La Provincia Gabriele Galassi 30 maggio 2017
 

0 commenti: