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L’ex presidente Emiliano Nitti e la sua esperienza in biancoblù: «La partenza ad handicap ci penalizzò»

«Negativi i risultati, non il lavoro fatto. Rimango un tifoso della Pro Patria».
Emiliano Nitti, presidente nella stagione 2015/2016, torna a bocce ferme sulla sua esperienza in biancoblu. Nonostante una stagione complicata, resa amara dalla retrocessione in serie D, Nitti ricorda il buon lavoro svolto al vertice della società per risanarne la situazione economica e svela il legame, ancora forte, che ha con la Pro Patria.

Come è entrato nel mondo del calcio?
Sono entrato nel mondo del calcio assistendo diversi sportivi, sia dal punto di vista legale, che quale procuratore sportivo. Ci tengo a precisare che prima di accettare l’incarico come Presidente della Pro Patria ho risolto tutti i mandati che mi erano stati conferiti sia da giocatori di Lega Pro che da calciatori delle serie superiori.

Che ricordo ha della sua esperienza alla Pro Patria?
Il ricordo è positivo, pur nel risultato sportivo negativo. Ho ancora un ottimo rapporto con gli attuali soci della Società, con cui mi sento periodicamente, e con alcuni componenti dello staff tecnico attuale. Dal punto di vista societario abbiamo rilevato una società con molti debiti e l’abbiamo tenuta in vita, risanando in modo importante il bilancio. Nessuna delle persone che hanno lavorato per la Pro Patria e che facevano parte di Sport Plus ha percepito alcuno stipendio/compenso (mi riferisco al sottoscritto, a Fulvio Collovati, Antonello Bratti e a Giacomo Cardani), ma, al contrario, sono stati forniti gratuitamente alla Società una serie di servizi professionali. Non si dimentichi che la Pro Patria è stata tra le prime Società di Lega Pro ad avere un modello organizzativo 231/01, sebbene non vi fossero obblighi in tal senso (dal prossimo anno sarà obbligatorio per tutte le società di Lega Pro). Ritengo di aver contribuito in modo importante a che Santana e Ferri venissero alla Pro. Li stimo molto entrambi, sono ottimi professionisti, oltreché brave persone. Io personalmente sono anche entrato nel consiglio direttivo della Lega Pro, sostenendo il Presidente Gravina ed è stata una bellissima esperienza. Sento ancora Gravina, che stimo come uomo e come professionista.

Cosa non funzionò nell’esperienza a Busto Arsizio?
Ci ha sicuramente penalizzato il fatto di partire ad handicap e di non aver potuto fare mercato e la preparazione come le altre squadre. Oltre alle condizioni avverse in cui ci trovammo da subito ad operare, vi fu sicuramente un errore nella scelta della prima guida tecnica (individuata dagli allora soci di minoranza): era senz’altro un ottimo professionista, ma non aveva maturato la specifica esperienza tra i professionisti necessaria per gestire una situazione difficile e complicata. A ciò si aggiunse, altresì, la condizione fisica precaria di alcuni giocatori. Ci fu poi anche sfortuna per una serie di infortuni che si susseguirono soprattutto tra i giocatori più rappresentativi. Montini, ad esempio, infortunatosi lo scorso campionato, quest’anno ha fatto benissimo nel girone C ed è stato tra i centravanti più prolifici della Lega Pro.

Che rapporto ha avuto con la città, l’ambiente e i tifosi?
Con l’ambiente direi molto positivo, ad eccezione di qualche figura che poi l’attuale Presidente ha allontanato dalla società. Per il rapporto con i tifosi bisognerebbe chiederlo a loro, ma personalmente credo che mi abbiano alla fine riconosciuto di essere una persona per bene, che ha voluto unicamente il meglio per la Pro Patria. Rimango, comunque, sempre un grande tifoso della Pro.


Ha ancora progetti aperti nel mondo del calcio?
Per ora no, ma non escludo a priori di rientrarvi. Mi manca moltissimo l’adrenalina del mondo del calcio professionistico. Continuo comunque a fare l’opinionista televisivo a Telelombardia/Antennatre con la squadra del direttore Ravezzani.


La Provincia 6 giugno 2017 

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