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Persi Disabato, Le Noci e Santana non ha fatto una piega. Ha cambiato lo spartito e continuato a suonare la stessa musica. Mancano i solisti? Pazienza, canta il coro. Persino quando qualche solista sarebbe pronto per l’acuto, non si fa influenzare lasciandolo nel foyer. Ha scelto la sintonia che chiede agli orchestrali quale primo requisito per partecipare al concerto. Sintonia che prevede la coralità prima di tutto. Gli assoli sono graditi, ma non indispensabili. Nessuna stonatura, nessuna stecca, solo tanta aria uscita dai polmoni di questa band di pochi tromboni e tanti violini. Se Santana non suona la chitarra, ci pensa Colombo a suonare il violino, che sembra uno Stradivari. Se Disabato non accorda il flauto, ci pensa Gazo a soffiare nel sax. La gente ascolta la melodia ed applaude, stupita dall’intonazione del coro. Lui, non usa la bacchetta per dare il ritmo, ma tanto buonsenso. Persino le voci bianche dei musicisti under non perdono il tempo e battono forte il tamburo, quasi si sentissero ancora in curva con gli ultrà. Il maestro cambia i tempi :a volte quattro quarti, a volte il terzinato, altre il 3-4-3, altre ancora il 3-5-2. Programma il metronomo Pettarin e la band suona a tempo, cambia la pagina dello spartito, ma sembra sempre la stessa opera. Un’opera prima senza la macchia della stonatura. Il maestro non ama il falsetto, la sue note sono dirette e trasparenti.
Non si odono i baritoni, ma solo la voce del coro, perché il maestro non ama gli eccessi. La sua musica è ricca di sincronismi, di ordine esecutivo, di ritmo e grinta. Passa dal soul al rock and roll, dall heavy metal al blues, quando cambia i musicisti a concerto in corso assegnandogli una parte che spesso è dissonante da quanto fin ad allora eseguito. Settimane intense passate ad accordare gli strumenti per essere pronto per suonare il concerto più importante. Quello che per il palcoscenico della Scala, dove il maestro presenterà la sua migliore formazione per festeggiare la promozione.
 Non gli manca nulla per essere un direttore d’orchestra importante, nemmeno il nome e  il cognome che hanno da sé  quel magico suono dei grandi compositori: Ivan Javorcic

Flavio Vergani

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