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In proporzione la pena maggiore inflitta al Lecco è stata l’espulsione di Bertani che, seppur a termine di regolamento (sbagliato), è stata conseguenza di un atto di esultanza e non di violenza. La violenza verbale e fisica è stata invece quasi graziata dal Giudice sportivo creando un pericoloso precedente. Il listino delle pene applicato al lecco dice che se un presidente entra in campo apostrofando l’arbitro e tentando di aggredirlo, se il pubblico colpisce con bottigliette e monete la squadra avversaria e abbatte un guardialinee colpendolo al basso ventre, se i giocatori avversari vengono raggiunti negli spogliatoi e colpiti con il lancio di oggetti, il conto che si paga è solo una giornata di squalifica al campo, 2500 euro di multa e due settimane di stop al dirigente. Delle due l’una: o è tempi di saldi e si è deciso di scontare anche la pena, altrimenti se questo è il prezzo del listino ufficiale sembra proprio un affare per chi vorrà cercare di condizionare le prossime partite con il famoso “fattore ambientale”. Che poi queste decisioni siano ritenute addirittura esagerate da chi dovrebbe solo segnarsi per la pena mite con la mano sinistra, tanto da annunciare ricorso,  lascia sconcertati e allibiti. Evidentemente a Lecco si aspettano che un giocatore che esulta non secondo regolamento venga graziato dal buonsenso, chi insulta e tenta di colpire l’arbitro venga assolto da ogni colpa e chi, invece, riesce a colpire l’avversario in campo e fuori premiato per la mira. Al momento le regole non sono queste, ma se trattasi di una proposta per il futuro è bene saperlo in modo da non sorprendersi e all’occorrenza valutare se agire in nome e per conto di queste concessioni. Poi, però, non si limitino le trasferte a 100 persone, perché se si autorizzano le battaglie, occorre almeno garantire la parità in campo e fuori.

Flavio Vergani

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