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Nel primo turno infrasettimanale del girone di ritorno la Pro Patria è scesa in campo nella città natale del suo ex patron Vavassori per affrontare il fanalino di coda Romanese.
Doveva essere una formalità vista la differenza di valori in campo, ma vuoi il fortissimo vento che soffiava contro i tigrotti, vuoi per la maledizione D Nunno, i biancoblù  mel primo tempo non sono praticamente scesi in campo. Risultato? Romanese in goal dopo una manciata di minuti con Guariniello.
Alla fine, per lui arriverà una tripletta che stava meritatamente punendo la Pro Patria con la stessa severità del noto pubblico ministero torinese. Goal locale arrivato su punizione grazie alla complicità del portiere Gaudagnin che oggi ha preso il posto di Mangano.
Poi, ci pensava l’arbitro a raddrizzare il match concedendo ai tigrotti un generoso rigore trasformato da Le Noci. Tutto risolto? Ma quando mai. Il vento infastidiva notevolmente la difesa tigrotta, Guadagnin andava completamente in bambola dopo l’errore iniziale rischiando di subire goal con un tiro da centrocampo che il vento deviava sulla traversa, i giocatori sembravano zombie in libera uscita. La Pro Patria era allo sbando.
Così, al minuto venticinque, chi di rigore ferisce di rigore perisce. Colombo, atterrato in area in occasione del rigore bustocco, atterrava Mazzoleni in area e Guariniello emetteva la seconda sentenza sfavorevole alla Pro Patria.
A poco dal termine del primo tempo Romanese in dieci per fallo di Trovesi su Pedone.
Rosso per lui e sospirone di sollievo per i molti tifosi bustocchi al seguito. Con il vento a favore del secondo tempo e con la superiorità numerica l’incubo di una sconfitta in casa dell’ultima in classifica avrebbe potuto essere derubricato.
Illusione! Pura illusione!
Il vento beffardamente calava di intensità, la Pro Patria metteva in campo Disabato (apparso ancora lontano dalla forma migliore) e Bortoluz per Galli e Gazo, ma il risultato non cambiava. I locali si improvvisavano prestigiatori, facendo sparire i palloni ( nessun raccattapalle presente obbligava il nostro Mangano al lavoro di recupera palloni).
Poi la svolta. Javorcic inseriva  il giovane Ghioldi per Cottarelli. Il classe 1999 deliziava il pubblico con smarcamenti, dribbling, tiri in porta, lasciando tutti senza parole per la facilità con la quale approcciava la partita. Su un calcio d’angolo da lui guadagnato, Le Noci calciava alto trovando Molnar che pareggiava. Ora, veramente sembrava vinta la resistenza dei locali. Ma, non era così. Guariniello, vista la penuria di palloni che sembrava aver colpito Romano di Lombardia, decideva di portarsi a casa la sfera realizzando il terzo goal a un quarto d’ora dalla fine.
Calava il gelo sui tifosi bustocchi che vedevano sfumare non solo una partita, ma il campionato.
A tre dal termine arrivava il “brodino”. Era ancora il piedino fatato di Le Noci a mettere in condizione Bortoluz di segnare.
L’arbitro assegnava cinque minuti di recupero (invece dei dieci che avrebbe dovuto, ma chi ha tempo, non perda tempo…cara Romanese) ed ecco Le Noci che in acrobazia insaccava il pallone della vittoria.
Esplodeva la tribuna occupata in larga parte dai tifosi biancoblù che ricevevano anche la notizia della sconfitta del Darfo.
La Pro Patria ritrova la vetta nella partita peggiore dell’intero campionato. Scorie della gara con il Rezzato, assenza di Zaro e Santana, debacle del portiere, vento contrario, non possono e non devono essere giustificazioni valide per la disastrosa prestazione odierna. Il primo tempo della Pro Patria è stato un vero e proprio incubo.
Pensare che la miglior difesa del torneo possa permettere al fanalino di coda di segnare tre reti è semplicemente incredibile.
Il disastro, alla fine, si è rivelato un mezzo disastro grazie all’epilogo del match, ma questa partita deve servire da lezione. Tanto quanto quella interna con il Pontisola. Mancano ancora quei due punti all’appello.
Alla fine è bene quel che finisce bene, ma se è vero che domenica scorsa si è perso meritando di vincere, oggi si è vinto meritando di perdere. Una squadra di vertice non può e non deve approcciare un match con l’atteggiamento visto oggi a Romano di Lombardia.

Flavio Vergani

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