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«Non ha lasciato un club pulito», Testa contro Vavassori: «Debiti non segnalati»


L’era Vavassori alla Pro Patria si è chiusa ufficialmente il 10 settembre 2015, ma due anni e mezzo dopo si torna a parlare dell’a.d. di Italsempione a proposito di vicende legate alla sua gestione del club di via Ca’ Bianca.
È infatti di questi giorni la notizia che Patrizia Testa, proprietaria e presidente della Pro Patria, ha promosso un’azione civile nei confronti dell’ex patron. «L’atto è già stato depositato presso il tribunale civile di Milano» conferma Patrizia Testa. Ma perché la numero uno della società biancoblù ha deciso di citare in giudizio Vavassori?
Secondo quanto sostiene la presidentessa, le passività indicate nel bilancio dell’Aurora Pro Patria al momento del passaggio di proprietà da Pietro Vavassori alla cordata composta (all’epoca) da Emiliano Nitti/Fulvio Collovati e dalla stessa Testa, non corrisponderebbero alla reale situazione del bilancio.

Più precisamente, Vavassori non avrebbe comunicato agli acquirenti la presenza di un consistente debito maturato dopo un accertamento dell’Enpals (l’obbligo assicurativo nei confronti degli atleti) risalente al 2011. «Di fatto - specifica Patrizia Testa - Vavassori non mi ha lasciato una società pulita e senza debiti. E questo posso affermarlo con certezza, visto che ancora oggi, al mio terzo anno di gestione, continuo a venire a conoscenza di problematiche delle quali nel bilancio allegato non c’era traccia. Ha gettato più volte fango sulla mia città, ma ha lasciato una situazione che mi ha portato, per ora, ad agire in ambito civile. Ho intrapreso quest’azione anche perché, di fronte a nostre precise richieste di spiegazione, dall’altra parte hanno fatto orecchie da mercante».

Patrizia Testa ritorna poi sulle ragioni che l’hanno portata nel 2015 a impegnarsi per la Pro Patria: «Mi sono avvicinata a questa società - spiega - mossa esclusivamente dall’amore per la squadra della mia città. E il mio stile di comportamento è sempre stato basato sull’onestà. Se qualcuno ha usato questa situazione per liberarsi di un problema, che almeno non passi come benefattore della città di Busto. Una città che peraltro non ha mai perso occasione di denigrare».

La vicenda delle presunte incongruenze di bilancio verrà dunque affrontata prossimamente in tribunale: «D’altra parte - ricorda la presidentessa - il dottor Vavassori si era fatto garante della correttezza di quanto indicato nel bilancio. Purtroppo però sono emersi dei debiti non segnalati al momento del passaggio di proprietà. Quelli relativi all’Enpals, ma non solo. Non è questa la sede opportuna per entrare nei dettagli. Ma vi posso assicurare che ancora adesso, a tre anni di distanza, mi capita di affrontare problematiche legate alla precedente gestione».

Una serie di amare sorprese per Patrizia Testa, impegnata a riportare la Pro Patria nel calcio professionistico, nonostante una situazione di classifica che si è notevolmente complicata nell’ultima settimana: «Non posso certo essere contenta delle ultime due prestazioni; sto parlando con i tecnici per capire le cause di questo improvviso crollo. Ma da domenica prossima conto di rivedere la Pro Patria ammirata fino a una settimana fa. Continuo ad avere fiducia in questo gruppo».

Francesco Inguscio

«Serenità angelica» Ma non chiarisce...


«Non sono tranquillo: di più. Aspetto gli sviluppi di questa vicenda nella più totale serenità».

Raggiunto telefonicamente, l’ex patron Pietro Vavassori non si scompone alla notizia dell’azione civile promossa nei suoi confronti dalla presidentessa della Pro Patria, Patrizia Testa. L’amministratore delegato di Italsempione non vuole entrare nei dettagli della vicenda del presunto debito Enpals, ma tiene a precisare di aver già prodotto documenti che attesterebbero l’assoluta regolarità del bilancio della Pro Patria al momento del passaggio di proprietà: «Quello che dovevo dire - rimarca Vavassori - l’ha già scritto il mio avvocato attraverso due lettere che sono state recapitate alla signora Testa. Sinceramente mi sarei aspettato una telefonata della presidentessa, dopo che i miei legali, in quei documenti, hanno spiegato esattamente come stavano le cose. Ma a quelle lettere, appunto, non ha fatto seguito alcuna risposta».

Da via Ca’ Bianca dicono però di aver contattato più volte Vavassori per chiedere spiegazioni: «Allora glielo ripeto: dopo quelle due lettere non mi ha cercato nessuno - torna a dire l’a.d. di Italsempione -. In ogni caso, ribadisco, questa cosa non mi turba affatto. Sono di una serenità angelica. E lo dico - sottolinea l’ex patron - perché ci sono documenti che attestano la regolarità del mio operato. Si tratta di una questione complessa e articolata, ma già ampiamente chiarita dai miei avvocati. E poi, scusate, vi pare che, di fronte a una grave incongruenza nel bilancio, la Covisoc e la Lega avrebbero permesso alla società di iscriversi regolarmente al campionato? Ma non voglio aggiungere altro, non è questa la sede. Quel che è certo è che la situazione è stata chiarita, come dimostrerò nelle sedi opportune». Vavassori si dice comunque disponibile a incontrare Patrizia Testa, «documenti alla mano» - «in ogni caso – conclude - non ci tengo a passare per “il benefattore della città”. Io sono un imprenditore, non un benefattore. La beneficenza la faccio alle persone che ne hanno davvero bisogno».

A questo punto la vicenda si trasferisce in tribunale.

Fr. Ing.

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