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E‘ il quarto asso del poker di donne in casa Pro Patria. Con Patrizia, Stefania e Francesca Testa, c’è Gabriella Raineri che, da quasi diciotto anni, collabora con la società biancoblù. Molti l’avranno vista nella biglietteria dello stadio, ma pochi conoscono la sua storia e il suo ruolo nella famiglia biancoblù.

Gabriella, partiamo dal passato per capire le origini della tua passione per il calcio.
Collaboravo con il Saronno calcio fin dai tempi del presidente Preziosi. Vincemmo il play off a Palazzolo con il Lumezzane e volammo in C1. Ho seguito come 
segretaria sportiva tutto il periodo che si concluse con il fallimento della società. Era il 1999-2000. Seguivo anche i giovani del Saronno ai tempi di mister Bersellini.

Poi, Busto Arsizio…
Proprio così, nel 2000 andai in Alto Adige, sede della preparazione estiva dei tigrotti, per salutare Arioli e Zaffaroni che conoscevo dai tempi del Saronno. In quell’occasione conobbi i signori Vender che mi vollero alla Pro Patria.

Adesso di cosa ti occupi?
Svolgo un compito piccolo, piccolo: nei giorni di gara mi occupo della biglietteria, durante la settimana del rilascio degli accrediti per gli osservatori.

Sembra di capire che sei molto appassionata di sport…
La prima parola che ho pronunciato da piccola è stata palla, amo lo sport in genere, sono stata istruttrice atletica a Saronno e dalla pista assistevo agli allenamenti dei calciatori biancocelesti. Mi attraeva la parte atletica della preparazione, mi coinvolgeva il mondo del calcio. Preziosi lo capì e mi volle con lui.

Lo sportivo di tutti i tempi che merita una citazione.
Pierino Cattaneo, un giocatore del Saronno che, se non avesse avuto un legame così forte con la famiglia, sarebbe diventato un grande sportivo. Poi, Alvise Zago, sempre conosciuto a Saronno. Due esempi di serietà e bravura.
Uscendo dal mondo saronnese ho un debole per Oliver Bierhoff che ho apprezzato come persona e come giocatore.

Fra i tigrotti che hai conosciuto, chi ti è rimasto nel cuore?
Dico senza esitazioni un nome: Giovanni Arioli.

Cosa fai nella vita, calcio a parte?
Insegno matematica e scienze in una scuola media di Origgio.

A proposito di numeri, cosa dicono a riguardo delle possibilità di vincere il campionato da parte della Pro Patria?
La matematica è una scienza esatta, il calcio no. Per cui, è matematico che non è finita qua e ce la giocheremo fino alla fine.

Una Pro Patria sempre più donna, non ti senti più sola…
Proprio così, sono felicissima di questa compagnia e non solo. Quando vedo un arbitro donna sono onorata di appartenere alla categoria.

In che senso?
Nel senso che sono stata la prima donna ad iscrivermi ad un corso di arbitro, peccato che a quei tempi non  si potesse conseguire l’abilitazione per dirigere partite. Le donne hanno un tocco di creatività diverso, anche nel calcio. Devo ammettere che mai nessuno mi ha fatto pesare il fatto che fossi una delle prime donne nel mondo del calcio. Mi hanno sempre rispettato sia in tribuna, sia quando sono andata in panchina.

Panchina?Non dirmi che sei anche allenatrice?
No, questo no, ma sono stata la prima donna ad andare in panchina come accompagnatrice. Era il 7 Maggio 2006, la partita era Bassano Legnano e io ero sulla panchina dei lilla come accompagnatrice ufficiale.


Cosa ne pensi del Var?
Credo che sia molto utile, l’arbitro deve essere preparato, ma se può contare sull’aiuto tecnologico riesce ad essere ancor più competittivo.

Un arbitro che hai apprezzato da esperta della categoria?

Il primo è Passeri di Gubbio che ho conosciuto sul campo di gioco , il secondo è Pasqua apprezzato in una gara dei tigrotti a Lecco di qualche anno fa.
Flavio Vergani

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