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Scalvi, Favia e Inguscio, si soffre in tribuna stampa
Clamoroso allo "Speroni". La Pro Patria si veste da Rezzato e rifila una "manita" al Levico, il Rezzato si veste da Pro Patria e non va oltre il pareggio con il Lecco, ridotto in dieci uomini dal 27esimo del primo tempo per l'espulsione di Cristofoli.
Proprio come capitato alla Pro Patria domenica scorsa a Trento, quando la doppia superiorità numerica non aveva premiato i tigrotti.
Il match ball per chiudere il campionato non viene sfruttato dai bresciani, così la Pro Patria torna padrona del proprio destino. Domenica il Rezzato osserverà il turno di riposo, se la Pro Patria vincesse a Ciliverghe ci sarebbe il
Partita finita, ma non si muove nessuno
sorpasso ad una partita dal termine del torneo.
La giornata di oggi è stata intensamente vissuta più fuori che in campo. Orecchie tese verso Rezzato in attesa del miracolo del Lecco che a un certo punto sembrava impossibile.
In campo i tigrotti sfogavano tutta la loro rabbia con una partita perfetta. Santana in giornata di grazia realizzava una doppietta e insegnava calcio, il giovane Cottarelli trovava anche lui una doppietta, Le Noci si permetteva persino di sbagliare un calcio di rigore ( palo), Zaro trovava la via della rete.  Insomma, fuochi d'artificio che per lungo tempo non sono stati gustati come meritavano per il vantaggio dei bresciani sul Lecco.
Poi, ecco la svolta. Il pari lecchese, nonostante l'inferiorità numerica e, dopo il fischio finale della gara di Busto, sofferenza allo stato puro per i 7, dicasi 7, minuti di recupero concessi al Rezzato. A Rezzato ecco presente Andrea Macchi, i tifosissimo bustocco che ha voluto toccare con mano quanto accadeva alla capolista. Per lui un finale in pianto consolato del capitano del Lecco presente in tribuna.
 Allo Speroni tutti fermi sulla propria mattonella in attesa del fischio finale che non arrivava mai. Molti si aspettavano l'ennesima beffa,  il solito destino triste del popolo tigrotto, Silvio Peron, noto giornalista che da sempre segue le sorti biancoblù, faceva il calcolo degli anni di vita persi per la Pro Patria ( dieci), lo speaker Andrea Scalvi, collegato con un inviato a Rezzato via cellulare, lanciava il count down che sembrava infinito.
Proprio lui qualche settimana fa aveva fatto un sogno che aveva condiviso con la redazione del "Tigrottino": Rezzato Lecco era finita 1-1.
Un avvertimento in sogno del destino per il nostro Andrea? Chi lo sa? Al fischio finale che sanciva il pari del Rezzato, lo stadio esplodeva in un incredibile urlo liberatorio. Il grido "Pro Patria, Pro Patria" saliva alto in cielo e l'entusiasmo decollava.
Un campionato che sembra avere un copione scritto da un regista amante delle emozioni forti.
Il Lecco, proprio quel Lecco con il quale accadde quello che accadde dopo le dichiarazioni del presidente Di Nunno, porta via al Rezzato ben cinque dei sei punti disponibili e rilancia le ambizioni dei biancoblù. Chi lo avrebbe mai detto?
Un favore inaspettato che depone a favore del Lecco che ha giocato la sua partita con sportività e dedizione, lottando su ogni pallone e resistendo in dieci contro undici alla capolista.
Una risposta in più che questo campionato sta dando ai prevenuti, ai complottisti, a chi ipotizza, pontifica, vive di false certezze, immaginando scenari fantascientifici lontani dallo sport anni luce.
Oggi a Rezzato, due domeniche fa a Busto con la Pergolettese, domenica scorsa a Trento, a Darfo e prima in tante altre occasioni, ha sempre vinto lo sport.
Lo sport non si scansa, chi ha questi dubbi ora se li sarà fatti passare. Si spera per sempre.
Inizia una settimana di passione in casa Pro Patria. Passione in tutti i sensi. Intesa come amore e affetto per la squadra da parte dei tifosi e di sofferenza mentale per i giocatori, chiamati alla madre di tutte le partite in quel di Ciliverghe.
Un risultato solo disponibile: la vittoria per poi giocarsi la promozione nella gara interna con il Darfo Boario ( gara fuori abbonamento).
Fermarsi proprio il giorno nel quale sarà fermo il Rezzato sarebbe una beffa atroce.
Ma, non sarà per nulla facile.
Invadiamo Ciliverghe, l'onda biancoblù può e deve fare la differenza.
Flavio Vergani

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