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Una partita a scacchi lunga nove mesi tra i bianchi e i neri. Il tempo di una nascita per generare una vittoria.
Un inizio scontato quello dei bianchi, come sempre avviene negli scacchi. L’apertura bianca che mette pressione all’avversario.
Prima di arrivare alla decisiva fase del medio gioco tutto è scontato, o quasi.
Così il Re fa il re e tutti si inchinano al suo carisma. Altrimenti che Re sarebbe? Un Re bianco con sfumature scure che viene da lontano, dalla terra del Papa.
La Regina in versione maschile è in ombra e il gioco ne risente.
Le torri dominano, gli alfieri incrociano, i cavalli di razza incantano.
I neri stentano, si perdono in mosse discutibili, qualcuna addirittura assurda. Attaccano sempre, lasciando scoperto il Re.
Un Re che non ha una precisa identità, confuso tra i molti pezzi che sembrano tutti uguali. Cloni di sé stessi.
Per i bianchi sembra un gioco da ragazzi avere la meglio, ma non sarà così. La partita sarà infinita.
A metà match i neri cambiano le pedine e anche lo scacchista. Cambia la strategia: poche torri e tanti alfieri, ma soprattutto tanti Re. Sembrano mancare i pedoni. I pedoni, ma chi sono questi pedoni? Quanto contano in una scacchiera piena di campioni? Niente o poco niente per i neri, moltissimo per i bianchi. Contano per lo stratega bianco che ben sa che alla fine del match, quando sulla scacchiera ci saranno pochi pezzi, ci sarà spazio anche per loro. Potranno risalire la corrente, arrivare in fondo e trasformarsi magicamente in qualcosa di importante.
Appena cambiato l’anno, Karpov e Kasparov sono uno di fronte all’altro.  Si guardano negli occhi, Il bianco insegna gioco e il nero vince. Le mosse successive sono quasi obbligate e il bianco è sotto scacco per lungo tempo. 

Intanto il Re bianco non è più sulla scacchiera da qualche tempo, ferito in battaglia. C’è però la Regina che guida la squadra bianca.
Gli scacchisti dilettanti vorrebbero che lo scacchista bianco vada all’attacco, si invocano cambi di pezzi, si vorrebbero altri alfieri per copiare l’avversario perché per loro non basta“Mario”.
Lo scacchista bianco invece si arrocca in difesa. Porta a casa molte “patte”, a volte si accontenta dello “stallo”, ma rimane in partita.
Ormai, per quasi tutti gli spettatori di questo lungo match, lo scacco matto è dietro l’angolo, la vittoria per i neri una formalità.
“Matto” in due mosse dice qualcuno, matto in tre mosse replica qualcun' altro. Matti loro dice lo scacchista bianco!
Poi, torna il Re bianco, la Regina incanta, le Torri non vacillano, tornano i Pedoni di nome e di fatto, e a caval “Donato” non si guarda in bocca.
I bianchi non sbagliano una mossa, un pedone arriva fino in fondo per quattro volte trasformandosi in quattro Regine. Lui non è cotto, ma solo Cottarelli.
Sembrerebbe non bastare ancora, ma nessuno si accorto che questa partita di scacchi è diversa dalle altre. Il bianco, pur avendo mosso per primo ha una mossa in meno.
Lo stratega croato muove e dà matto in tre mosse.
Uno scacchista normale ha il dono della strategia, dell’equilibrio, dell’analisi, della previsione. Uno scacchista straordinario sa che tutto questo non basta per vincere. Serve credere nei propri pezzi. In tutti, nessuno escluso. Credere nel Re e nella Regina è facile, persino scontato. Serve credere, anche e soprattutto, nei pedoni.  Credere a fatti e non solo a parole. Serve credere nelle proprie mosse, anche quando mettono sotto scacco. Chi ha cambiato i propri pedoni sostituendoli con molti re ha perso.
Ha perso il Re...zzato!
Gli scacchi sono la parodia della vita: i bianchi, i neri, i re veri o presunti, le strategie giuste o sbagliate, gli scacchi matti dati o subiti. Un gioco dove, come nella vita, c’è sempre una grande speranza per i pedoni che con le mosse giuste possono ambire ad essere quelli che vorrebbero.
Lo scacchista bianco ha avuto il merito di non farsi intimorire dai molti Re neri e di credere nei suoi pezzi, in tutti, nessuno escluso.
Lo scacchista bianco ha vinto, lo scacchista bianco è stato un grande scacchista. 

Gli scacchi Bianchi (blu):

Lo Scacchista biancoblù: Ivan Javorcic
 
Il Re biancoblù: Mario Santana
 

La Regina biancoblù: Giuseppe Le Noci  
Le Torri biancoblù : Giovanni Zaro, Ivo Molnar, Dario Scuderi, Alessio Marcone, Ilario Guadagnin, Giulio Mangano
 
Gli Alfieri biancoblù: Niccolò Gucci. Elia Bortoluz, Alex Pedone

I Cavalli di razza biancoblù: Giacomo Pettarin, Francesco Gazo, Donato Di Sabato, Riccardo Colombo
 
I Pedoni biancoblu diventati Regine biancoblù: Leonardo Galli, Niccolò Cottarelli, Matteo Arrigoni, Filippo Ghioldi, Riccardo Ugo, Jacopo Mozzanica, Mattia Chiarion.

Flavio Vergani
 
 

 










 

 
 


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