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Il 2 giugno scorso mi trovavo a San Giovanni Valdarno nel bel mezzo di una decina di tifosi bustesi, bramosi di veder primeggiare la nostra beneamata Pro Patria nella sfida contro la Vibonese  per l'assegnazione dello scudetto della serie D.  Gigi Salmerigo, marito di Patrizia Testa, presidente dell'Aurora Pro Patria 1919, era  da me  poco distante, accanto al Sua adorata Stefania. Stefania mi passò la formazione, Gigi mi strinse la mano sorridente, la strinse anche alla mia Anna, volutamente presente in sentore di epopea biancoblu. Nei fatti la PRO, battuta la Vibonese 2 a 1, si fregiò del titolo di Campione d'Italia di Serie D.  Patrizia Testa, appena avuta la disponibilità del Trofeo,  lo rivolse al Gigi, alla Stefania, al nostro gruppo intero. Gigi era felice , contento, commosso, noi non da meno.
Venerdì scorso sono rientrato a San Siro  dopo molto tempo, forse troppo. Volevo veder all'opera il Milan targato Gattuso contro una Roma importante, stante la classifica dell'anno prima. Riferisco che le mie scorpacciate calcistiche milanesi risalgono al periodo in cui tra i rossoneri dettavano legge Carletto Annovazzi, Hector Puricelli, Riccardo Carapellese, e, spavaldamente mettevano sotto ( 3 a 2 25-1-1948 ) anche il pluriscudettato Torino. Caro Gigi, ho saputo  che eri un rossonero di quelli tosti ed, appena possibile, mi ero ripromesso di raccontarti,    fatti, aneddoti riguardanti il Milan  dei bei tempi andati.  Te ne sei andato , repentinamente, sono fortemente dispiaciuto.
Putacaso , se ti ritrovi dalle parti di San Pietro ed incroci il mio Andrea, interista sottopelle, dagli una pacca sulle spalle  siete facce della stessa medaglia.
Giorgio Giacomelli

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