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 Mister Javorcic nelle dichiarazioni di fine gara ha commesso un errore: ha detto che ieri la partita è stata vinta con 7/11 della scorsa stagione. Impreciso, in realtà sono 8/11, lui non si è contato anche se c’era.

Questo per sottolineare quanto il tecnico sia parte integrante di questo processo che ha promosso la squadra nella sua essenza, nel suo modello, nel suo sviluppo.

Può sembrare un dettaglio ma non lo è. Si possono vincere i campionati in molti modi: con squadre fortissime per la serie D ma non per la serie C, oppure con squadre già pronte per la serie C che sopportano un campionato di serie inferiore quale parte integrante del progetto si sviluppo.

La Pro Patria non fa parte di nessuna di queste ipotesi. La squadra in serie D ha avuto le sue difficoltà nel centrare la promozione, non era composta da fuori categoria ma nemmeno da mestieranti della categoria. A testimonianza di questo viene il dato citato da mister Javorcic nel commento del post gara di ieri.

Sette più uno scesi in campo ieri provengono dalla serie D e vincono in serie C.

Il progetto biancoblù poggia su una filosofia ben precisa che mira a diventare prima che ad essere.

Punta ad una crescita prospettica più che ad una nascita immediata, ha nel dna un disegno architettonico da realizzare più che un affresco da ammirare.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo ai tempi della creazione quando l’aspettativa della piazza era concentrata su allenatori di nome, bomber di razza, registi alla "Popi Bonnici", per vincere a man bassa la serie D.

Javorcic? Gucci? Gazo? Chi sono costoro? Ripieghi, scarti del Varese, ci vuol bene altro per vincere la serie D. Questa l’opinione comune.

Si è vinta la D e ora si è ad una manciata di punti dalla Carrarese che tanto assomiglia al Rezzato dello scorso anno: Maccarone, Coralli, Tavano. Vuoi mettere la differenza?

Comprensibili reminiscenza del passato quando il nome di grido doveva coprire le falle di progetti con le fondamenta sulla sabbia.

Dare in pasto il nome di grido alla folla era l’unico fragile assett sul quale vendere sogni a buon mercato e percorrere la scorciatoia verso la exit strategy.

Nulla a che vedere con l’attuale portafoglio biancoblù arricchito non con titoli spazzatura o con bond a basso rating ma da investimenti virtuosi che poggiano prima sul valore del management sportivo e poi sugli assett finanziari.

Quanto vale oggi sul mercato finanziario la coppia Javorcic-Turotti? Indubbiamente le azioni dei due sono in fortissimo rialzo visto quello che hanno fatto e con chi lo hanno fatto.

Non mega budget da sperperare per ingaggiare i soliti nomi noti, non strategie a breve termine con le blue chips del mercato, ma perspicacia e pazienza da certosini per far crescere un progetto nel tempo con attenzione maniacale agli indicatori societari in termini di eticità, sostenibilità finanziaria e di sviluppo dell’autofinanziamento.

I sette undicesimi scesi ieri in campo sono l’interesse maturato dal titolo serie D 2017/2018, ma pensiamo a Mora, Sanè, Ghioldi, Boffelli, gente con rating tripla A messi in cassaforte  e pronti a staccare la cedola nei prossimi mesi. Una cedola il cui valore premia più l'intuito di chi li ha scelti che l'effettivo valore economico. In questa categorie pagano di più le intuizioni che gli effettivi realizzi.

Il rendimento dei titoli “JT” emessi da via Cà Bianca hanno stracciato tutti gli andamenti del mercato con una promozione, uno scudetto e una posizione in classifica figlia dei rialzi record nelle piazze di Novara, Chiavari e Pisa. Per la disperazione dei bookmakers che hanno pagato somme folli a chi ha creduto nel progetto bustocco, anche quando le quotazioni quasi lo deridevano.

Oggi si gioisce per quello che c’è sul conto corrente, che è molto e al di sopra delle aspettative, ma il vero valore è il patrimonio immobiliare biancoblù che si fonda su un’architrave solida in grado di assorbire senza crollare le scosse telluriche proprie di ogni mondo finanziario.

Si pensi al down dello scorso anno quando tutti compravano le azioni Rezzato o a quello di inizio campionato quando in molti hanno disinvestito dal biancoblù dopo le prime cadute.

La vera promozione è avvenuta fuori da campo, quando accaduto e accade in campo ne è solo la logica conseguenza di scelte vincenti .

Questo va a onore di chi ha sempre creduto ciecamente nel direttore di filiale tanto da non prendere in considerazione nessuna “Opa” di acquisto a meno che la stessa non comprendesse la sua conferma.

Per cui, per essere precisi bisogna dire che ieri hanno vinto i 9/11 dello scorso anno. Il nono, o meglio la nona, è la vera sinfonia di Beethoven che ha creduto nella partitura del direttore d'orchestra e del primo violino il cui nome sconosciuto ai più ha saputo non stonare in una piazza che da sempre si considera la "Scala"del calcio locale.

Flavio Vergani

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