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Angelo Vitale segue la Pro Patria da sempre. Lo incrociamo nel posteggio del Pro Patria Club e fa segno che ci vorrebbe parlare.

Visto che voi potete scrivere-esordisce il tifoso biancoblù-vi chiedo di far sapere che l’inizio delle partite della Pro Patria alle 16, 30 in questa stagione non ha senso. Parlo a nome di dieci miei amici che spesso non vengono allo stadio in quanto l’orario è scomodo. Ho già parlato con il direttore sportivo Sandro Turotti ma sembra che la colpa sia della Lega di serie C che decide l’orario delle partite. Non lo trovo per niente giusto”.

Caro Angelo, come darti torto, ma al fine non c’è mai peggio se si considera che la partita del “boxing day” è programmata per le 14,30.

Il 26 Dicembre non è certamente il giorno ideale per mollare famigliari e parenti alle 13,30 per correre allo stadio. Si, certamente per chi c’è sempre e sempre ci sarà il problema è secondario, ma gli altri?

Continuiamo a sorprenderci del calo degli spettatori? Ma, a chi interessano gli spettatori? E, badate bene che parliamo di spettatori che non hanno lo stesso significato di tifosi.

Ieri, per esempio si è giocato alle 16,30, con le luci artificiali come fosse notte, con un grado di temperatura.
All’uscita si è dovuto guadare un posteggio non illuminato, fangoso e con disposizione delle auto casuale per la mancanza di tratteggio organizzato.

Lo stadio certamente non brilla quanto a servizi di accoglienza e di conforto per gli spettatori, lasciando perdere l’attenzione per gli spettatori disabili relegati sotto un gazebo coperto a metà con vista fronte “ramata”, peraltro migliorativo rispetto alla precedente sistemazione (full open)grazie ad un intervento personale e privato di un addetto ai lavori che raccolse la nostra denuncia a tempi.

Il tutto per un prezzo minimo di 15 euro (per avere la copertura garantita).

La domanda è:  interessano ancora a qualcuno gli spettatori?  Da tante piccole cose sembrerebbe di no.
La concorrenza calcistica propone partite in alta definizione, non certamente alle 16,30, visibili dal divano di casa. La concorrenza commerciale offre shopping village ricchi di ogni confort perfetti per vivere un pomeriggio invernale al caldo, alla luce e con servizi di alto livello.
Il Calcio di serie C cosa offre?

Certamente tutto questo per i tifosi non ha valore e senso e mai baratterebbero un minuto di stadio con uno di tv o centro commerciale. Ma, loro sono più o meno 800. Gli altri, ossia gli spettatori, la pensano diversamente.

E i tifosi? Interessano ancora a qualcuno?

Serie A, serie B e serie C sono tutte e tre categorie professionistiche. Sono tutte uguali? Offrono le stesse opportunità ai tifosi? Le stesse strutture? Andare all’Allianz stadium di Torino è lo stesso che andare allo Speroni?

Questo per far presente a chi continua a ripetere ossessivamente che “il professionismo” impone regole differenti da quelle dei dilettanti, cercando di scimmiottare la realtà di grandi club come Juventus e Milano in quel di Busto, che le realtà diventano sovrapponibili solo e quando le regole imposte coincidono con i servizi offerti.

In mancanza di tale coincidenza, più che puntare sulle regole, sarebbe consigliabile puntare sui tifosi e su chi da sempre ha nel cuore questi colori, premiandoli con le giuste attenzioni e non punendoli con decisioni figlie di uno sterile professionismo.

A Busto i tifosi sono sempre stati professionisti, sia nelle vittorie che nelle sconfitte, sia quando si giocava in Eccellenza e sia quando si giocava in serie C.Sia quando si vincevano i play off ( quasi mai), sia quando si perdevano ( e come si perdevano....).

 Per chi non c’era e non conosce la storia basta leggere il libro di Carlo Albè per un corso accelerato di storia biancoblù.


Lo stadio era uguale a quello di adesso, il posteggio ugualmente fangoso e i pomeriggi ugualmente freddi e nebbiosi, ma, i tifosi se li sono sempre fatti andare bene perché in cambio ricevevano considerazione e attenzioni.

Questo è sempre stato il valore e l’unicità di questa piazza che ha saputo resistere a delusioni inenarrabili grazie ad una passione senza confini.

Una passione e un attaccamento che non hanno bisogno di paragoni e presunti esempi virtuosi ai quali ispirarsi solo per il fatto che “di serie A”.

A Busto la storia l’hanno sempre scritta le persone e non le regole e questa è sicuramentre il dettaglio che fa la differenza e che rende unica questa piazza. 
Per capirla occorre viverla, frequentarla e conoscerla, avere l’illusione di cambiarla dopo pochi giorni di frequentazione sembra impresa assai complicata anche per i più talentuosi.

Se gli spettatori mancano, teniamoci stretti almeno i tifosi che ci sono e troviamo un modo per fargli gli auguri di Natale come avviene da sempre e per sempre si spera avverrà.
Se lo meriterebbero!
Flavio Vergani

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