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Non giocava la Juventus e neppure l’Inter e neanche il Milan, i saldi sono iniziati da un po’ e Natale è finito da settimane, ma allo Speroni erano in 836. La teoria Sky che terrebbe lontani i tifosi precipita clamorosamente e testimonia che la vera realtà è che, a parte i presenti, gli altri hanno inserito la modalità”chissenefregadellapropatria”. Oppure, erano tutti a casa a vedere Fiorentina Sampdoria e questo sarebbe davvero da depressione.

Chi non c'era ha fatto male a non venire, anzi malissimo perché lo spettacolo più bello del week end è andato in onda proprio in via Cà Bianca.

Partita maschia, dura, a tratti spigolosa, tremendamente complicata da un Olbia tutta grinta e fisicità con in attacco due “ottomila”come Ceter, un predestinato a categorie superiori e Ogunseye che andrà in doppietta. Un Everest e un K2 di fronte ai quali i tigrotti sembravano degli “sherpa”.

Ma, alla fine in cima ci sono arrivati proprio loro dopo avere sofferto le pene dell’inferno per grande parte della partita per l’aria rarefatta proveniente dalla Sardegna.

In vantaggio con Le Noci i tigrotti sono stati rimontati dalla doppietta di Ogunseye e l’impressione che sotto ai piedi dei tigrotti presto si sarebbe aperto il crepaccio era realtà percepita anche dal campo base dove più di un esperto mandava a quel paese il capocordata Javorcic per avere sbagliato gli scalatori. La richiesta di sostituire chi sembrava scivolare sulla roccia bagnata è diventata quasi una supplica.

Come in ogni scalata che si rispetti per arrivare in cima serve il “Messner” della situazione che si è materializzato nel solito Gucci che lasciata la tenda delle riserve ha attaccato la cima senza preoccuparsi della nebbia virtuale e del gelo più o meno reale per piantare la bandiera tigrotta in cima alla vetta.

Tre a due il risultato finale per la gioia dei reclamanti che sentono loro la vittoria per i cambi invocati, per la gioia del capocordata che a fine scalata ha fatto sapere di aver sentito l’eco delle voci ma di averle gestite nella propria intimità ( un modo elegante per dire che li ha gentilmente e dolcemente mandati a quel paese) e dei giocatori che da sherpa si sono trasformati in top performer della montagna.

C’era una partita da vendicare, quella dell’andata, il cui andamento è stato simile alla prima parte del match odierno con tigrotti in vantaggio e Olbia che aveva ribaltato il risultato. Oggi è andata meglio anche perché nessuno si è mosso in modo improvvido causando pericolose “valanghe” e alla fine si è giunti all’obiettivo.

Partite come quelle di oggi obbligano ad autoalimentare l’autostima e pensare a qualcosa in più dell’obiettivo iniziale anche visto quello che sta accadendo sul fondo della classifica.

Tra squadre modeste, penalizzazioni e squadre fantasma che appaiono e scompaiono pare davvero difficile pensare che la Pro Patria possa temere di arrivare dietro queste formazioni. Per cui sognare non costa niente, anzi diventa un obbligo.

Flavio Vergani

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