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Pro Patria in caduta libera in trasferta che centra la terza sconfitta consecutiva in quel di Arzachena, per uno score di un punto nelle ultime sei trasferte che fa rabbrividire.

 Non cambia nulla rispetto alle ultime deludenti prestazioni lontane dallo Speroni e i locali approfittano del torpore dei tigrotti infilzandoli nei minuti di recupero. Proprio come a Piacenza.

Mister Javorcic sfida la cabala e ripropone tra i pali Giulio Mangano, con lui sempre sconfitte nelle ultime trasferte e anche stavolta il risultato non cambia. Non per colpa del numero dodici tigrotto, protagonista di un paio di belle parate(e di due gravi indecisioni), ma di tutta la squadra che in novanta minuti non saputo non si dice segnare un goal, ma addirittura centrare lo specchio della porta avversaria.

Sulla qualità del gioco stendiamo un velo pietoso e diamo la colpa al forte vento che ha disturbato la gara per concederci l’illusione (che tale è e tale rimane) che qualche fattore esterno abbia influito sulla prestazione dei biancoblù apparsa davvero mediocre.

Gioco zero, propositività zero, occasioni da rete zero, voglia di vincere zero. Risultato: uno a zero per gli altri che non hanno mostrato nulla di più, ma hanno almeno tirato in porta una volta.

La sterilità offensiva lontano dallo Speroni arriva alla cifra record di quasi 500 minuti, 489 per l’esattezza, mai in goal nel 2019 in trasferta.

Una involuzione totale rispetto ai risultati entusiasmanti dell’andata.

Insomma, l’impressione che i tigrotti abbiano staccato la spina lontani dagli occhi dei suoi tifosi lo conferma la realtà più che essere un’impressione soggettiva.

In casa dell’Arzachena, squadra dalla qualità medo bassa, è impensabile non saper organizzare un’azione da rete con tiro nello specchio della porta. Se questo non avviene evidentemente qualcosa didiverso dalla casualità ci dovrà pur essere. Anche perché l’eccezione sta diventando la regola.

Rimane la giustificazione delle assenze che erano molte: Pedone e Bertoni squalificati, Lombardoni e Gucci infortunati ma ricorrere a tale discorso sarebbe come sconfessare l’architrave dominante del pensiero di mister Javorcic che fa rima con tutti titolari, nessuno titolare. Al limite i sostituti, soprattutto quelli assenti da lungo tempo dal campo, hanno l’aggravante di non aver sfruttato l’occasione per dimostrare il proprio valore dando qualcosa in più degli altri. Ma, ancora una volta, sembrerebbe che le scelte del passato del mister siano state corrette e piene di senso, nonostante dagli spalti  a volte non si sia avuta questa impressione.



Flavio Vergani

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