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Sono le 12.00 e la zona intorno a "Buon Gesù" si appresta ad adottare il coprifuoco seguendo le indicazioni del Prefetto: esercizi pubblici chiusi per il periodo della partita Pro Patria Arezzo per evitare di essere vittime dell’orda toscana. Lo scrivente è con Giannino Gallazzi e Roberto Centenaro fuori dalla Pizzeria “da Feroce” quando all’orizzonte appaiono gli esploratori del nemico. Tre soldati di Arezzo che, sprezzanti di ogni tattica mimetica, dichiarano la loro appartenenza all'esercito amaranto con sciarpe al collo ben evidenti. Puntano dritti verso di noi e il terrore ci assale. Ci guardiamo intorno cercando rinforzi. Attendiamo Lele Magni, certamente non l’ultimo arrivato quanto a battaglie, che potrebbe darci una mano, ma non si vede neppure l’ombra. Dovrebbe arrivare mister Novelli, uno che ha dimostrato di essere un combattente, ma anche lui non è ancora dei nostri. Lorenzo Pisani aveva assicurato la presenza, è stato una figura politica ci potrebbe aiutare con la negoziazione, il dialogo, il compromesso, ma anche lui ci ha lasciati soli. 

Confidiamo nelle truppe alleate: gli inglesi con i loro stewards e con i loro Liaison officer, che tradotto alla lettera suona come “Ufficiale di collegamento”, insomma perfetto per la guerra, che potrebbero avere finalmente l’occasione per dimostrare la loro presunta utilità per la tifoseria. Niente da fare, anche loro sono altrove affaccendati. Occasione sprecata, il dubbio rimane.

La paura sale, dobbiamo trovare un’alternativa e scegliamo il dialogo. Dicono che se conosci il pericolo lo puoi evitare, per cui procediamo in tale direzione. E’ in gioco non solo il nostro destino ma anche quello della Pro Patria, visto che sta pranzando con tutti gli effettivi proprio all’interno della Pizzeria “da Feroce”. Insomma, abbiamo in mano il futuro della Pro Patria.
L’esordio del nemico è minaccioso e fa tremare i polsi, ci dice: ”Abbiamo posteggiato qui il nostro mezzo”. Ci chiediamo quale esso sia. Pensiamo possa essere un’auto esplosiva e questo ci rallegra. Non servirà battagliare corpo a corpo con in mano il coltello e la forchetta prestateci dal Feroce, soffriremo poco, il tempo di un’esplosione. 
Prendiamo tempo e cerchiamo di conoscere qualcosa in più del nemico per distrarlo o trovare un elemento che possa unirci. 
Chiediamo di presentarsi, di farci sapere il loro grado e la loro esperianza sul campo. 
Si dichiarano apertamente come: Andrea Gelli, Francesco Monticini e Massimo Vannucci, soldati aretini di lunga data che nella guerra in corso hanno combattuto 21 battaglie. Assenti solo nella campagna in Sardegna per problemi logistici e a Vercelli quando hanno marcato visita. Per il resto, sempre presenti. Insomma, tanta roba! 
Tentiamo una disperata operazione tattica che possa intenerirli e farli sentire meno nemici e gli parliamo del loro bombardiere Brunori. Li informiamo che è un ex tigrotto, insomma una parte comune che dovrebbe affratellarci. 
 Il tentativo fallisce visto che questo bomber non sembra essere determinante per loro, visto il commento: “Non la butta dentro quasi mai…solo 8 goals”. E buttali via, replichiamo, ma il tentativo fallisce miseramente. 
 Siamo alla disperazione, cos’altro fare per evitare la capitolazione nostra e dei biancoblù che, non a conoscenza del pericolo, si stanno divertendo giocando a carte?

Quando il gioco, o meglio il pericolo si fa duro, i duri iniziano a giocare ed ecco che arriva il colpo di genio, proprio quando siamo vicini alla fine. 
La password della salvezza si chiama : Matteo Serafini. 
Lo nominiamo, non invano, e ancora una volta, per l’ennesima volta, il Capitano ci regala la salvezza. 
I tre soldati toscani si aprono in un sorriso, aprono i cuori, si sentono improvvisamente parte di un’unica famiglia che ha avuto l’onore di conoscere Matteo. Un nome che improvvisamente crea alleanza, vicinanza, fratellanza. 
Si stringono le mani per sancire la tregua senza fine. Poi, foto di gruppo e tutti dal Feroce per un brindisi. Alla fine arrivano anche gli elogi per la bistecca cotta al punto giusto che detto da dei toscani è il miglior complimento per il cuoco.
Ci si scambia i numeri di telefono per ricambiare l’ospitalità in quel di Arezzo e poi tutti allo stadio. 
Usciamo dal locale e troviamo l’area militarizzata, stewardizzata, liaisonzarizzata per fronteggiare l’esercito toscano. 
Troppo tardi, grazie lo stesso, sarà per un’altra volta. 
Quel che c’era da fare è già stato fatto dalle truppe locali. 
Flavio Vergani

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