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Era il 2002. Un ex campione che solo pochi anni prima divenne campione d’Europa e del mondo con il Milan  si aggirava libero sul mercato pronto ad una nuova esperienza. La voglia di tornare verso la sua Milano, lo porta qui a Busto. Di chi stiamo parlando? Di Angelo Carbone ovviamente. L’ex di Bari, Milan e Napoli arriva in città in punta di piedi. Carletto Muraro e il DS Guffanti gli concedono un periodo di prova per capire se il grande centrocampista ha ancora benzina da consumare in questo mondo chiamato “pallone”. Angelo con la sua consueta tranquillità e professionalità si mette immediatamente a disposizione. Dopo i test atletici gli danno un contratto per la stagione 2002-2003. Il contratto?...pura formalità, lui non è qui per soldi ma per stimoli, lo dirà lui stesso. In quella Pro ci sono il nostro Riccardo Colombo e gente come Di Sarno, Dato, Boscolo, Romairone, Annoni e Manicone, insomma una Pro, con al suo interno, molta gente che solo qualche stagione prima, volava sui campi di serie A. Ho seguito Angelo subito dall’inizio. Vedevo spesso gli allenamenti di quella squadra. È da quel momento che ho deciso di dedicare tanto tempo ai tigrotti. Angelo e io avevamo e abbiamo un amico comune, Pietro Maiellaro. Angelo giocò con lui nel 90 e nelle mie trasferte in puglia vidi giocare tra i bianco rossi tutte e due. Sapere che Carbone fosse a Busto per me era un sogno. Sapevo che erano passati anni da quella estate delle “notti magiche mondiali, ma percepivo che Angelo aveva ancora tanto da dare. Mi ricordo con lui le chiacchierate fuori dallo stadio, la sua corsa strana quasi faticosa, ma anche la sua tecnica sopraffina e la sua bravura tattica. Oggi riesco a contattarlo grazie ad un giro assurdo di telefonate assurde. Un mio amico elettricista che lavora per Gattuso, chiede a “ringhio” il numero della segreteria giovanile, la quale mi contatta per darmi il nome del referente di zona capo scout del Milan. Dopo il passaggio per Angelo è breve. Il capo scout mi fornisce il numero di Carbone. Il KGB a confronto non è nulla dinnanzi a me. J
Ecco cosa ci siamo detti:
 
Ciao Angelo tutto ok?
Si sto molto bene Simone
 
Come hai iniziato?
Come tutti, dal settore giovanile fino alla prima squadra. ovviamente parlo di Bari.
 
Hai giocato con gente del calibro di Van Basten, Zola, e Tramezzani cosa mi dici?
Van Basten, ma che giocatore era?, mamma mia!  basta dire “pallone d’oro” e capisci la caratura del personaggio. Un idolo, un attaccante immenso.
Zola, nonostante il fisico non da guerriero, aveva classe e tecnica. Un giocatore davvero incredibile.
Tramezzani era un pazzo scatenato!, uno che trascinava tutto e tutti. Uno che dava sempre il massimo! Aveva tanta di quella forza che poteva fare sia il calciatore che il camionista allo stesso tempo. Senza stancarsi mai...Devastante…
 
La tua esperienza alla Pro?
Venivo da Pistoia. Avevo voglia di tornare verso casa, non sapevo se smettere, ma il mio cuore diceva di continuare. Mi sono accostato alla Pro, chiedendo semplicemente di allenarmi con la prima squadra. Non sapevo cosa potevo dare in quel periodo. Passato i test mi feci dare un contratto standard, che copriva i costi e poco altro. Sapevo che ero li per altri motivi, non di certo per questioni economiche. Guffanti e Muraro apprezzarono il gesto, la mia voglia di ricominciare e andammo subito d’amore e d’accordo. Mi ricordo poi gli anni con i miei compagni. Boscolo, Elia, Candrina, Citterio e  il mister Sala. Un’avventura molto bella che mi porto nel cuore. Abbiamo vinto pure un campionato, tanta roba!
 
Due finali di coppa Italia perse e un occhio nero a Brindisi, ci ricordi quei match?
Con il Brindisi la potevamo vincere!, al ritorno eravamo molto legati e paurosi, quasi giocai da solo a centrocampo. Se avessimo osato di più avremmo portato a casa il trofeo. Tornai a casa malconcio! A Cesena ti racconto un aneddoto, basta che non scrivi tutto...Dopo la partita dell’andata alcuni di noi furono presi di mira da frasi al limite della decenza. I cesenati ci diedero dei falliti soprattutto a noi anziani...e non dico altro. Sapevamo che sarebbe stata dura vincere al ritorno, ma decidemmo di fare una cosa semplice. Se non vinci per il risultato vinci per l’orgoglio. Alla fine ci vendicammo con gomitate e quanto altro. La spuntarono loro, ma intanto andarono a casa con qualche livido…
(non racconto il resto per promessa).
 
Dopo hai fatto il DS sempre per noi esperienza utile?
Si un anno dove ci salvammo e l’altro invece duro e difficile. Ero in contatto con Braida che mi insegnò e mi aiutò molto in quel periodo. Imparai tanto e ancora oggi sono contento dell’opportunità concessami.
 
Dopo i tigrotti il richiamo del Milan si è fatto sentire giusto?
Si!, come detto prima Braida mi chiamò come osservatore delle giovanili. Poi divenni capo osservatore ed ora sono responsabile dell’area tecnica. Ho collaborato con la Pro anche in qualche occasione consigliando giovani da prestare. Ho sentito spessissimo in questi anni i dirigenti bianco blu, per via diretta e non, e amo dare una mano quando posso agli amici tigrotti.
 
Se dici Busto?
Mi ricordo subito lo Speroni. Quando era gremito che cosa magnifica...e poi la maglia a strisce!, che bella! mi emoziona ancora vederla. Un ambiente stupendo.
 
Abbiamo un amico in comune Pietro Maiellaro sai che è stato vicino alla Pro moltissimi anni fa?
Non lo sapevo, come allenatore?, l’ho sentito l’anno scorso ma abbiamo entrambi credo perso i numeri di cellulari. Pietro per me è stato un talento incredibile. Uno che in campo faceva quello che voleva,  se avesse avuto testa, sarebbe stato ricordato come Baggio e altri. Ma come chi nasce tondo non muore quadrato…e lui non è cambiato in quel periodo. Se fosse venuto qui sarebbe stato d’aiuto.
 
È vero che a Bari dopo gli allenamenti andavi a giocare per strada con i ragazzini?
Si!, è vero!, finivo gli allenamenti e andava a bari per parlare con gli amici. Finivamo sempre con un pallone tra i piedi a giocare per molte ore. A dirlo oggi non ci si crede. Io che giocavo in prima squadra, con ragazzi di quartiere a batterci per il nulla. Ma cosa vuoi, gli amici non li lasci mai….
 
Oggi come vedi la Pro?
Seguo costantemente. L’anno scorso ho visto la cavalcata vincente e sono rimasto contento. 100 anni di passione che quest’anno festeggiate!
 
Non passi mai da Busto?
Se mi invitate vengo!, pensa che settimana scorsa ero in zona… a Legnano a mangiare in un ristorante famoso per il pesce…uscendo dal locale ho trovato “rovinata” la mia macchina nuova. Meglio quindi venire sempre a Busto, in ogni senso……
 
C’è da firmare il muro dei ricordi al museo, vuoi venire?
Certo ! come detto prima io ci sono sempre.
 
Grazie per l’intervista Angelo.
Grazie a te Simone, saluto tutti gli amici di Busto!
 
Simone Merlotti
 
 

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