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Un mondo che fugge dal passato, quasi fosse unico responsabile di quello che si vorrebbe migliore.
Una proattività innovativa che sicuramente ha i suoi vantaggi, ma occorre non esagerare.
Essere continuamente trendsetter dell’innovazione e del testing a tutti i costi espone al rischio di allontanarsi dalle certezze e dalle esperienze del passato, annullandone i benefici noti.
L’innovazione deve sposarsi con l’esperienza se vuole generare miglioramenti, evitando il cambiamento a tutti costi solo per il gusto di essere diversi da prima.
Serve essere migliori di prima e non solo diversi da prima.
Per esempio, sul tema orari di inizio delle partite ci eravamo espressi da tempo sulla scelta assurda di iniziare le gare alle 17,30 in periodo invernale e con piacere abbiamo sentito identico parere da parte di Sandro Turotti, direttore sportivo della Pro Patria, che ha fatto notare il calo di presenze conseguente a questi orari davvero poco comodi per i tifosi che penalizzano gli abbonati e i tifosi occasionali.
Il rischio di perdere gli abbonati l’anno successivo è alto, dopo aver sottoscritto un contratto senza avere garanzie sull’orario di inizio delle gare ma con la speranza che il buonsenso possa prevalere.
Quando questa aspettativa decade è alto il rischio che il tifoso fedele non rinnovi la propria fedeltà, preferendo affidarsi alla modalità “one shot” con conseguente possibilità di perdere la presenza nel tempo.
Il “prime time” è conditio sine qua non per avere alto audience, soprattutto per proposte qualitativamente non di prima fascia come è la serie C. Penalizzare l’utenza con scelte fantascientifiche non vuol dire sviluppare una innovazione sostenibile, ma deprimerla e penalizzarla.
Non vuole dire valorizzare il prodotto proposto, non vuole dire rispettare i tifosi, non vuole dire contribuire allo sviluppo della categoria che di definisce spesso professionistica nelle intenzioni ma dilettante nelle scelte.
Chi domenica scorsa si è recato a Gozzano ha vissuto un tardo pomeriggio non certamente indimenticabile: ospitalità non esaltante, location non da 5 stelle, freddo umido, posteggi annegati nel fango, tifosi ospiti sotto la pioggia, imbarazzante sold out della tribuna coperta con costo di ingresso non certamente economico.
Domanda: a parte i soliti noti, a chi dovrebbe interessare una partita del genere alle 17,30 di una domenica invernale? Risposta: a nessuno.
Questo è solo un professionismo dichiarato, visto che vive una professione che lentamente non interessa più a nessuno, ma non per colpa dei nessuno, bensì per colpa di qualcuno che specula sulla passione die tifosi forzandoli a scelte obbligate che alla lunga diventano insostenibili.
Il tifoso si sente sempre più ospite indesiderato al quale si chiedono molti doveri senza offrire pari diritti. Ognuno avrebbe un episodio da raccontare: ombrelli sequestrati, piccole bombole d’ossigeno salvavita requisite, piccoli cani non ammessi, code ai tornelli con stewards con scarsa attitudine alla relazione cortese con il cliente (eufemismo), percorsi simil labirinto per raggiungere un tribuna che sarebbe a pochi passi distanza ma che per esagerate misure di sicurezza costringe tifosi  giovani e soprattutto anziani a circumnavigare l’intero quartiere, magari sotto l’acqua.
Un catalogo completo di assurdità, esagerazioni, imitazioni dozzinali di autenticità non adatte a questa categoria ma sbandierate per assomigliare ai professionisti veri.
Pensare che quanto in gioco sia così indispensabile alle persone tanto da sopportare tutto questo è esercizio di pura fantasia e un’illusione fine a sé stessa.  Una dimostrazione esplicita di una visione miope del presente e strabica del futuro.
I numeri cominciano a dare la prima risposta e forse sarebbe il caso di riflettere sui danni creati e salvare il salvabile.
Diversamente, dopo aver visto sparire molte società, spariranno molti tifosi.
Il calcio a queste latitudini va giocato la domenica alle 14,30, punto. Il resto è nebbia, in tutti i sensi.
Invece, ecco che il 27 Novembre la Pro Patria giocherà il turno di Coppa Italia a Salò alle ore 20.00, un orario davvero innovativo e perfetto a prima vista per chi lavora e perfetto in vista di possibili tempi supplementari.
Vedremo chi sceglierà la Coppa Italia di serie C o la Champion League, vedremo chi tra i lavoratori avrà la forza dopo una giornata di lavoro di recarsi allo stadio al freddo e al gelo, vedremo chi avrà tempo e voglia di cenare presto per correre allo stadio o cenare tardi per non perdersi la partita.
A occhio pochi.
Beh alle 14,30 di una giornata lavorativa sarebbe stato peggio, direbbe qualcuno. Sicuri?
Flavio Vergani

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