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Un mondo d’oro, apparentemente inossidabile, contagiato dalla realtà.
Un mondo che improvvisamente scopre la quotidianità e per la prima volta si deve misurare a mani nude, come tutti gli altri.
Questa volta non bastano i privilegi per guardare dall’alto quello che sta in basso.
Si parla di rinvio di una giornata, ma in realtà è calato il sipario in un teatro svuotato dalle sue eterne certezze.
A cascata, dopo il calcio dorato, si è fermato anche quello che piace a noi, quello di prossimità, perchè oggi la prossimità è sinonimo di pericolo.
Uno stop anche stavolta discutibile, ma lasciamo perdere perché non è il momento delle polemiche.
Certo è che non ha torto l’amico Massimo di Arezzo, quando si chiede e ci chiede se sabato lui ha rischiato assistendo a Monza Arezzo, visto che il giorno dopo si è fermato il campionato.
Derive deprimenti di un sistema manageriale da rivedere.
Una domenica triste nella quale si è spento il colore della nostra passione, per la prima volta contagiata da qualcosa di più forte, di più subdolo, di più inquietante.
Un intervento a gamba tesa di un avversario che, anche se visto e rivisto alla Var, nasconde il suo volto, i colori della sua maglia, l’anima della sua coscienza.
Un avversario che non ma i terzi tempi, il fair play, la sportività.
Un avversario invisibile e silenzioso che si sposta dal campo agli spogliatoi, fino a sedersi sugli spalti accanto a noi.
Ci sfila la sciarpa ci porta via la bandiera, ci ruba il cuscinetto.
Un avversario che dopo aver chiuso gli stadi, minaccia di chiudere il mondo.
Oggi, molti lavorano da casa di fronte ad un computer, in quello che molti chiamano telecommuting, altri smart working, altri ancora telelavoro.
Dopo il calcio in televisione, ecco il lavoro in diretta live su uno schermo del computer di casa.
C’è voglia di uscire dal bunker, di rivedere i colori biancoblù, di vedere i tigrotti correre sull’erba verde dello “Speroni”.
Un sogno che fino a ieri era la quotidianità e che ora diventa una speranza.
Per ora, guardiamo sventolare la nostra bandiera, con i nostri colori.
Il soffio di questo sventolio saprà spazzare via quel contagio che non potrà contagiare la nostra passione.
A presto Pro Patria.
Flavio Vergani

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