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Ridere per non piangere, questo è l’unica sintesi possibile per commentare l’intenzione dei vertici calcistici di far riprendere il calcio di serie C. Non esiste un motivo valido per farlo, a meno che non si debba per forza trovare il modo per scontentare molti, per accontentare pochi

O meglio, scontentare quasi tutti, per accontentarne uno.

Certamente il Covid è stata una sorpresa per tutti, una variabile non controllabile, ma, sarebbe bastato essere primi in classifica a Marzo, piuttosto che avere la certezza di esserlo a Maggio e, forse, il campionato sarebbe già chiuso per tutti, senza lamentele da parte di nessuno.

Invece, eccoci nuovamente caduti nella farsa che tenta di far credere che il calcio professionistico è tutto uguale, solo per il fatto di chiamarsi tale.

Così, mentre le plurimilionarie società di serie A faticano a trovare un protocollo che possa garantire un minimo di sicurezza per gli atleti, nonostante dispongano di soldi, strutture di clausura per i calciatori, apparati sanitari interni e convenzionati di primissimo livello, si chiede alla serie C di ricominciare a giocare senza disporre di nulla, o quasi, di tutto ciò.

Un film davvero comico, così comico che sembrerebbe ci sia dietro un esperto del settore.

Che sia davvero così?

Chiedere ai presidenti di serie C di adeguarsi ad un protocollo, non solo costosissimo, ma anche difficile da realizzare a livello operativo, significa non avere il minimo rispetto per chi mette soldi nel calcio con passione, per vivere e far vivere un sogno.

Una mancanza di attenzioni che potrebbe portare all’abbandono di molti di loro.

D’accordo una sana pazzia per i colori del cuore, ma è chiaro che nessuno è così folle da accettare diktat senza senso che arrivano da chi dovrebbe preoccuparsi di tutelare la categoria e non affossarla con decisioni assurde e senza senso.

Il presidente della Pergolettese ha fatto sapere che non farà scendere in campo la sua squadra.

Come dargli torto?

Se tutti facessero così il problema sarebbe risolto in un batter di ciglia: partite perse per chi non scende in campo e vinte per sceglierebbe di giocare. Così, si semplificherebbe il problema e in serie B salirebbero le prime in classifica e chi dimostrerebbe che in questa serie C proprio non ci vuole stare.

Non è questo il vero problema?

 

Flavio Vergani

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