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Con la decisione di respingere il ricorso delle squadre retrocesse d'ufficio in serie D, cala definitivamente il sipario sul calcio di serie C, che raggiunge il vertice della mediocrità nella quale si è dibattuto in questo periodo.

Un calcio che si infiocchetta e si incravatta con il vestito della festa chiedendo ai presidenti di versare una ricca fidejusione per garantire il termine del campionato a tutela della regolarità dello stesso, ma non in grado di garantire un finale di un campionato con pari opportunità di conseguire gli obiettivi di ciascuno. Un campionato diviso in tre tronconi : monco in coda, volontario in mezzo e (quasi) obbligatorio in testa.

Il campo deciderà chi verrò promosso in serie B con la disputa dei playoff, perché qualcuno ha sostenuto che mancando molte giornate alla fine, è giusto dare opportunità a tutti di fare il salto di categoria.

Le società decideranno se voler disputare i playoff, i dirigenti federali decidono invece chi retrocede in serie D.

Insomma, ognuno decida per sè stesso se in fascia alta di classifica, mentre per i fanalini di coda il destino viene scritto da dietro una scrivania.

Dare la scelta di partecipare ai playoff sa molto di calcio dilettantistico, inutile girargli intorno.

Non perché siamo dilettantistiche le società, ma un sistema che chiede l’impossibile per fare il possibile, senza offrire soluzioni di vicinanza e prossimità degne di un calcio professionistico.

Chiedere fidejussioni fa "figo" e fa sentire importanti, restituire attenzioni ai club fa invece paura, meglio nascondersi dietro un computer e decidere che chi ha la squadra con il nome che inizia per B è giusto che giochi per la serie B, mentre agli altri rimanga pure la retrocessione sul "Gozzo".

La retrocessione delle ultime in classifica con decisione inappellabile è una mancanza totale di rispetto verso società che avrebbero potuto giocarsi la permanenza in serie C sul campo. Questo non si chiama sport, non si chiama professionismo, si chiama  pressapochismo.

Sul campo si giocherà solo per la serie B e questo è il modo perfetto per fare i forti con i deboli e i deboli con i forti.

Certo è che se ancora qualcuno avesse dei dubbi sulla assolta necessità di riformare la categoria e i suoi dirigenti, oggi quel qualcuno si sarà reso conto che così non si può più andare avanti.

Flavio Vergani


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