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Ci sono due modi per ricominciare dopo gravi eventi che hanno creato forti turbolenze sull’economia di un paese. 

Quello sbagliato è di leggere il presente riferendosi al passato, nella speranza che la parentesi si chiuda e tutto possa tornare come prima.

Lo fanno dal 2007, anno della pesante crisi economica che investì il mondo finanziario, alcune aziende poco virtuose nella strategia che proiettano le performance economiche dell’anno riferendosi a quelle prima della crisi. Il fatto che da quasi 14 anni le stesse abbiano il segno meno davanti ai numeri, certifica che il benchmark di riferimento è sbagliato.

Sbagliato perché nulla tornerà come prima, visto che quello che c’era prima non c’è più e mai più ci sarà. Chi insegue il passato, insegue dei fantasmi. Chi insegue i fantasmi è destinato a vivere un incubo perpetuo.

Il modo giusto è arrendersi all’evidenza dei fatti e ricominciare guardando in faccia alla realtà per costruire una nuova scala di valori di riferimento. Il discorso vale per qualsiasi player del mercato chiamato a competere in un nuovo scenario.

Quindi, vale anche per il calcio. Vale per la Pro Patria.

Cancellare la realtà pre Covid 19 aiuterà a definire con precisione il nuovo corso, per non annegare in false illusioni o aspettative.

Il percorso iniziato nel passato non ha subito un rallentamento, ma uno stop definitivo. Inutile pensare che da settembre tutto sarà come prima, perché niente sarà come prima.

Un discorso generale valido per tutti: procuratori, giocatori, dirigenti e tifosi. Quando i contagi saranno a zero, bisognerà ripartire da zero. Grave pensare il contrario.

Il calcio che ci verrà restituito sarà senza pubblico fino ad un certo giorno, poi ci sarà meno pubblico, perché questo tempo di stop allontanerà definitivamente i tifosi tiepidi che il lockdown ha rapito verso altri interessi. Oppure, semplicemente una paura recondita li terrà lontani dagli eventi affollati.

Gli sponsor saranno assenti all’inizio e sempre meno in seguito, visto che i bilanci aziendali saranno in sofferenza per quanto accaduto nel periodo Covid, per cui ridurranno gli investimenti media. I dirigenti di lavoro non fanno i presidenti di calcio, ma hanno attività proprie piegate dalla crisi che dovranno avere priorità in ambito di ripartizione del budget.

I calciatori e i procuratori dovranno prendere atto di questo nuovo scenario e molti di loro, soprattutto i senior, dovranno accontentarsi di una diversa considerazione in ambito contrattuale.

La conseguenza per i tifosi sarà di accettare un ridimensionamento degli obiettivi, la condivisione di un progetto fortemente improntato sulle giovani eccellenze provenienti dal settore giovanile per poter sperare in una futura plus valenza da mettere a bilancio con il segno più.

Questa è la strada virtuosa che, fortunatamente, la presidente Patrizia Testa ha scelto di perseguire in parte nel passato e che, presumibilmente, perseguirà totalmente nel futuro.

Una politica che punterà su giovani sconosciuti ai più, ma ricchi di potenziale talento e su pochi nomi noti. Ai quali, verrà chiesto di essere bravi giocatori con giuste pretese economiche, ma soprattutto, con l’intelligenza minima indispensabile per capire, comprendere e sposare il progetto.

Un progetto virtuoso e strategicamente perfetto per ripartire in uno scenario nel quale molte stelle si spegneranno e altre faranno fatica a sorgere.

L’intelligenza dell’ambiente di comprendere, accettare e sottoscrivere il progetto sarà basilare per accellerarne la realizzazione e per realizzare un fronte comune con la dirigenza.

Il tempo dei sogni è abbondantemente terminato, ammesso che sia mai iniziato, adesso è tempo di trovare la quadra per sopravvivere e per garantire alla città una categoria che è un lusso per Busto. Una città che ama festeggiare le vittorie (degli altri), ma non impegnarsi per il raggiungimento delle stesse.

Ama affollare i teatri per celebrare , ma non lo stadio per tifare.

Riferirsi alla storia di questa piazza, a quello che era, al blasone, a quello che ha fatto, a quello che ha vinto, è sempre più un esercizio accademico.

Quella storia la narra  giornalmente il professor Giacomelli, ma, soprattutto, ci regala fotografie con sfondi che lasciano senza fiato: lo Speroni pieno in ogni ordine di posti.

Ora, le fotografie dello Speroni mostrano tanti seggiolini vuoti, che saranno sempre più vuoti.

Troppo poco per pensare in grande.

E, a chi dice che tornerà allo stadio quando la Pro Patria tornerà a vincere, consigliamo, nel frattempo, di pensare se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Quella dalla uova d’oro a Busto non c’è, su questo non deve esserci nessun dubbio.

Per cui, ognuno tragga le proprie conclusioni.

Basta che poi, non reclami per un pareggio, per una punta che manca, per un organico che non soddisfa, per un giovane troppo acerbo per la categoria.

Flavio Vergani


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