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Ricordo come ieri quel giorno del 1975.
Ero un bambino e seppi di Pelè a Busto.
Non ricordo come arrivai allo Speroni dall'estrema periferia di Busto, dove abitavo. 
Da via Vespri Siciliani allo stadio a quell'età è come andare in America, se non hai il paparino come autista.
Non avevo nemmeno il paparino, figuriamoci l'autista.
Ma arrivai, come sempre, questa volta senza nemmeno la tutela dello zio Valerio Bollini.
Forse presi un autobus, o forse la bicicletta, ma, come sempre, arrivai in ritardo. Un po' la storia della mia vita.
Ricordo fiumi di persone che mi passavano vicine, urla dagli spalti che non avevo mai sentito, nonostante avessi già 3 anni di frequentazioni allo stadio.
Arrivai ai cancelli dei popolari da solo, l'addetto mi disse:"cosa vuoi fare"?Risposi che desideravo vedere Pelè.
Mi rispose che lo stadio era pieno, per cui non avrei potuto entrare. Rimasi di pietra. Non tanto per Pelè, che conoscevo per sentito dire, quanto per il fatto di sentirmi chiuso fuori da casa mia: lo Speroni.
Anche ai tempi nelle grandi occasioni arrivavano tutti, soprattutto quelli che non c'erano mai.
Non è cambiato niente.
Ai cancelli non c'erano gli stewards, ma l'amico dell'amico. Così, vidi che altri arrivati dopo di me entrarono senza problemi. Il campionario delle scuse e delle giustificazioni era ai tempi fornito come adesso.
Non mi arresi, rimasi fermo impalato e adottai la tattica del silenzio.
Guardavo dallo spioncino del cancellone dei popolari. Vedevo una fetta piccolissima di porta. Soprattutto sentivo respirare lo Speroni come non lo avevo mai sentito.
Ad un certo punto uno degli addetti mi disse: vai dentro.
Chi viene grande sul marciapiede ha già la corazza dura fin dalla nascita, per cui nemmeno mi chiesi se dirgli grazie o mandarlo a quel paese. Optai per un silenzio diplomatico per non perdere la chance acquisita, ma un vaffanculo di cuore si percepì nell'aria.
Entrai, davanti a me una muraglia di persone. Ricordo molti gadget offerti da Coca Cola, sponsor dell'evento.
Capii di essere a Busto: molti, come me, non ne avevano uno, anche se lo desideravano molto, altri ne avevano fatto incetta. Per loro e per tutto il parentato. Non è cambiato niente.
Non vidi nulla, in quanto troppo piccolo per guardare oltre la muraglia umana, ricordo solo che fui sommerso da un fiume di gente a fine esibizione. Mi ritrovai a casa e dovetti giustificare alla mamma l'assenza prolungata del pomeriggio. Non fu un problema in confronto a quando salii su un pullman dei tifosi dell'Omega Bilance in partenza per Fidenza per un playoff, senza nemmeno avvertirla. Tornai a notte fonda. Si abituò col tempo.
Oggi, grazie a Giorgio Giacomelli, vedo quanto accade nel lontano 1975.
Non posso dire io c'ero e vidi tutto, ma solo "io c'ero e non vidi nulla".
L'importante è esserci sempre stato dopo, e io ci sono sempre stato.
Flavio Vergani

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