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La Pro Patria è di acciaio inox e lo ha dimostrato in queste settimane nelle quali è stata chiamata a giocare frequentemente in situazione di grande emergenza.

Infortuni a raffica, covid per il suo allenatore, viaggi ravvicinati, non hanno scalfito la tempra dei tigrotti che si sono compattati fondendo le energie dei singoli per generare un' eccezionale forza collettiva.

Non sappiamo che posizione occuperà la Pro Patria a fine torneo, questo lo dirà il campo, ma è già certo che questa squadra è una super squadra, composta da uomini veri. Una squadra composta, prima da uomini maturi e giovani che hanno dimostrato maturità, poi da giocatori che hanno saputo portare a casa cinque punti sudati e meritati.

La difesa è il reparto perfetto per essere sponsorizzata dalla famiglia Vender: reparto d'acciaio inox di top quality con un portiere sveglio, agile, pronto ad improvvisarsi ultimo giocatore quando serve, che ha chiuso la saracinesca incassando una rete in quatto partite. Con lui torri inespugnabili che hanno oscurato l'assenza dell'ottimo Lombardoni con prestazioni sopra la media: Boffelli, Gatti e Saporetti sono torri il cui "arrocco"è risultato letale per gli attaccanti avversari.

Il direttore Sandro Turotti non ama la ribalta, lui è uomo dell'agire e non del parlare, ma ieri ha risposto all'istinto del dovere e ha preso in mano il microfono della sala stampa per dare il giusto merito alla sua squadra. O meglio, al suo team, perchè l'emergenza non è stata solo tecnica e nessuno si è tirato indietro.

Un team vincente costruito con cura durante gli anni e che oggi splende di qualità e spirito di sacrificio.

Fa sorridere che chi ha firmato questa ragnatela interconnessa che miscela gli intenti della parte tecnica con quella organizzativa, per qualcuno non sappia "fare networking". Costruire una rete gestionale interconnessa fatta di differenti competenze, orchestrandola con competenza e successo che cosa significa di diverso?

Chiusa la triste parentesi, teniamoci il resto che è tanta roba e merita attenzione.

Peccato che ci sia ancora chi se la perde e continua a giudicare la situazione come si faceva trent'anni fa e guarda sempre e solo ossessivamente al valore degli undici in campo.

Forse non è chiaro che sono cambiati i tempi e che oggi per sopravvivere serve un progetto strategico per dare continuità al calcio di serie C. Un progetto nel quale il valore di chi non scende in campo è più importante di chi gioca.

Chi si perde questo valore, si perde il vero valore della Pro Patria attuale.

Altra bella notizia di giornata è l'aumento del pubblico sugli spalti.

L'inizio alle ore 15 aiuta rispetto alle 17,30, ma facciamo finta che non sia questo il vero motivo.

Speriamo torni l'amore per questa maglia in grado di far sopportare qualche piccolo sacrificio.

Tra l'altro, chi ha scelto di vedersi la Pro Patria dal divano di casa ha avuto l'ennesima delusione.

Eleven Sport, per l'ennesima volta, è andata in crash tanto che ha dovuto scomodarsi il presidente Gravina per scusarsi con i tifosi.

Lo "scimmiottamento" del calcio professionistico continua a proporre clamorose autoreti: pseudo televisioni, inutile quarto uomo, percentuali da strozzino per l'acquisto dei biglietti in preventiva ( oltre il 12%), stadi con luci potenziate per riprese televisive di televisioni che non riescono a trasmettere, rete di stewards più numerosi degli spettatori presenti, sono esempi perdenti di un calcio che deve ringraziare solo ed esclusivamente chi sceglie di finanziare il progetto e chi sceglie di pagare un biglietto per vedere live la propria squadra del cuore. Qui si che serve tornare al passato, quando il calcio si giocava di domenica alle 14,30 d' inverno e un po' più tardi in primavera, i biglietti erano quelli del cinema e ognuno poteva portare dentro allo stadio tanti ragazzini quanti voleva. Ieri, qualche papà ha dovuto "affittare"il primo che passava per far entrare il secondo figlio, perchè qualcuno ha avuto l'idea di bloccare il secondo "nel rispetto delle regole".

Quali sarebbero queste regole? Di allontanare i giovani dallo stadio?

Flavio Vergani


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