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La presidente Patrizia Testa ha fatto sapere che non sarà possibile proporre ai tifosi qualsiasi forma di abbonamento validi per l'anno 2020/2021.

I costi fissi richiesti per la gestione della situazione di emergenza non lo consentono, per cui, l’unico possibile sconto per i tifosi sarà la possibilità ( ancora da verificare) di acquistare il biglietto non in prevendita, con un risparmio dei costi di prevendita ( 1,5 euro).

Ovviamente, la decisione appare del tutto giustificata e condivisibile, visti gli extra costi richiesti dal periodo Covid, ma la riflessione cambia prospettiva se valutata sul lungo periodo e sulle conseguenze che potrebbe causare.

Lo zoccolo duro dei tifosi, ossia quello dei fedelissimi abbonati da sempre, saranno chiamati a pagare anche per quelli che non vengono più allo stadio, con un aumento del prezzo veramente considerevole che potrebbe causare l'abbandono dello stadio.

Vediamo l'extra costo che ogni tifoso dovrà finanziare per la mancanza di abbonamenti.

La presenza a tutte le partite nei distinti coperti, che con l’abbonamento costava 150 euro con due partite escluse, ossia 180 euro totali, con una media biglietto di 9,47 euro a partita, costerà 313,5 euro.

In tribuna laterale, l’abbonamento costava 220 euro, più due partite a 20 euro, ossia 260 euro totali , per una media di 13,68 euro a partita, quest'anno costerà 408,5 euro.

La variazione percentuale sarà del + 42,58% nei popolari e + 36,35 % in tribuna laterale.

Domanda: meglio pochi maledetti e subito, o tanti (o meglio, di più), forse e più avanti?

La situazione di estrema incertezza consiglierebbe la prima soluzione. Il campionato potrebbe fermarsi da un momento all' altro e, da quanto sembra, molti tifosi hanno già dato disponibilità a non richiedere il credito maturato lo scorso anno per lo stop dovuto al lockdown, per cui la società si metterebbe in cassa una somma garantita, anche in caso di stop dell’attività sportiva.

I turni infrasettimanali scoraggiano la partecipazione dei tifosi e non avere in tasca un abbonamento potrebbe essere un motivo in più per disertare.

Gli orari delle partite variano e varieranno da un momento all’altro, vedi l’esempio della partita con la Lucchese: ad oggi sul sito Vivaticket si registra la vendita di 10 biglietti in tribuna e 10 biglietti nei popolari, acquistati per una gara prevista per mercoledì alle 18,30, mentre da ieri sera si è saputo che si giocherà il giorno successivo, forse alle 15. A parte il disagio  di chi ha già acquistato il biglietto e dovrà rischedulare l'agenda, chi potrà venire (eventualmente) allo stadio alle 15 di un giorno lavorativo?

Ma, soprattutto, chi in futuro accetterà di dover vivere costantemente con il dubbio di un cambio data e un cambio orario per “covid reason”?

Un parallelismo banale, ma utile per capire il concetto, potrebbe essere quello dell’abbonamento in palestra che stimola a frequentarla anche controvoglia, oppure il rispetto della dieta quando di mezzo c’è il dietologo che monitora l’andamento del calo ponderale. 

Il calcio di oggi è un prodotto che ha subito un calo di interesse, aumentare il prezzo di un prodotto che ha perso fascino e sta diventando sempre più scomodo a livello di programmazione, potrebbe essere un errore strategico, farlo caricando solo sulle spalle dei fidelizzati l’extra costo di gestione è un rischio alto che potrebbe portare ad un danno sul lungo periodo. 

Come sempre, “in medio stat virtus”, ossia una proposta di abbonamento con prezzi meno favorevoli dello scorso anno, ma mediati rispetto al costo del biglietto singolo, potrebbe garantire un immediato e garantito cash alla società e un riconoscimento verso i tifosi più fedeli che , anche in questa situazione difficile, decideranno di frequentare lo stadio.

Capiamo e anticipiamo la possibile e probabile, nonché scontata, obiezione relativa al fatto che “è facile ragionare con i soldi degli altri”, dicendo che se è del tutto comprensibile e ammirevole lo sforzo economico di chi sta dissanguandosi per garantire il calcio a Busto, è anche doveroso considerare la situazione economica del paese del presente e dell’immediato futuro, che porterà ad un inevitabile crisi per molte famiglie. Pensare che tutte possano accettare un caro biglietti del più 40% è del tutto ottimistico e  illudersi che il calcio di serie C sia prioritario e indispensabile per molti tifosi tiepidi, è esercizio altrettanto improbabile.

Un tifoso perso è difficile da riconquistare e qui, a nostro avviso, il rischio è molto alto di trovarsi, a fine emergenza, con la "customer base"ridotta e non più ingaggiabile, nemmeno in modalità scontata.

Sarebbe una perdita doppia da evitare a tutti i costi.

Flavio Vergani

 

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