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Mancano pochi minuti al termine di Pro Patria Olbia, la difesa è sotto pressione per le folate offensive degli ospiti.

Il clima in campo è nervoso per alcuni episodi accaduti in campo, i sardi sono avvelenati per presunti soprusi arbitrali recenti e passati.

La tensione è alta e si taglia con un coltello. Sui volti dei giocatori si legge concentrazione, stanchezza, tensione e preoccupazione.

Manca il pubblico, manca la spinta del cuore tigrotto, serve resistere.

Saporetti incappa in un piccolo errore, ma, in queste situazioni, anche il minimo errore può diventare grande.

Sul volto del ragazzo appare una smorfia di disappunto, l’errore non ha avuto conseguenza immediate, ma potrebbe incidere sulla sicurezza e tranquillità del ragazzo.

C’è chi coglie al volo il pericolo. Si sta scaldando nell’area vicina alla panchina degli ospiti.

Si blocca immediatamente, mette i piedi quasi in campo per trasmettere tutta la sua vicinanza, per tendere virtualmente la mano a Saporetti.

 Poi, lo incita con grintosa dolcezza: “Dai Sapo, va bene, stai largo, vai avanti così che va bene, tranquillo”!

La voce è quella di Giuseppe Le Noci.

Sarà per questo, sarà per caso o per magia, da quel momento Saporetti non sbaglia più niente.

Peccato non ci fosse il pubblico per vivere dal vivo questa emozionante vicinanza di Le Noci, per fortuna che non c’era il pubblico perché nessuno l’avrebbe mai sentita.

Spesso sentiamo parlare del valore del gruppo della Pro Patria, ma non è mai semplice avvertire il profondo valore di questa caratteristica dei tigrotti, non è semplice declinare il senso generico in qualcosa di avvertibile nel suo significato più profondo.

Un gruppo valorizzato dallo stile di tutti i tigrotti, in particolare di quelli più senior che si sono messi a disposizione per supportare e sostenere il progetto di valorizzazione dei giovani.

Il valore di questo gesto lo potrà maggiormente comprendere chi ha vissuto sulla sua pelle l’ostracismo che spesso i lavoratori più anziani dimostrano verso i giovani appena arrivati in azienda. Un comportamento conseguente alla gelosia per quanto costruito negli anni, per la nostalgia dei tempi che furono, per quel senso di inutilità che spesso accompagna l’età lavorativa matura.

Un modo per sentirsi ancora vivo, per godersi una piccola rivincita nel far percepire la propria indispensabilità messa in pericolo dal nuovo che avanza.

L’intelligenza di mettersi a disposizione dei più giovani con atteggiamento proattivo facendo il tifo per loro è cosa molto più rara che scontata, soprattutto nel mondo del calcio.

Le Noci ha dimostrato e confermato la sua classe a tutto tondo con questa ennesima dimostrazione di come si può essere bomber anche stando seduto in panchina e di come si possa essere decisivi e determinanti anche senza calciare un pallone in porta.

La vittoria della scorsa domenica è anche sua e di tutti quelli che sono come lui, ma che spesso le mura dello spogliatoio o i rumori dello stadio non ci permettono di cogliere.

Non è facile trasmettere l'emozione del momento scrivendola, ma è certo che i modi utilizzati, i colori del linguaggio, l'istintiva partecipazione del gesto, hanno lasciato senza parole e fatto comprendere in un attimo l'assoluto valore del "gruppo biancoblu".

Flavio Vergani

 

 


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