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Pareggio a reti bianche nel derby delle "Pro"in una partita tutta che "barba che noia, che noia che barba".

La Pro Patria non ripete a livello estetico la bella prova di sabato scorso con il Como e, complice anche il solito turn over proposto da mister Javorcic, il gioco non decolla.

Attacco non pervenuto con un Kolaj evanescente tutto dedito al dribbling personale poco utile al gioco di squadra, Latte Lath appannato e senza centrocampisti ispirati in fase propositiva.

La difesa, come sempre tiene, ma il divertimento non è certamente garantito da palloni spesso rimbalzanti, errori a nastro in fase di impostazione e zero tiri verso la porta di Livieri.

Gli ingredienti perfetti per un soporifero zero a zero che, se è vero che porta un punto in cascina e anche vero che serve poco ad entrambe, visto che da queste squadre che hanno ampiamente centrato l'obiettivo minimo stagionale della salvezza, ci si aspetterebbe il coraggio di correre qualche rischio in più per centrare i tre punti, piuttosto che accontentarsi del pareggio con tale tipo di atteggiamento remissivo.

Dicevamo del turn over, ormai nel calcio moderno è reato parlare di giocatori titolari e giocatori riserva, un concetto che viene francobollato come vecchio, risalente ai tempi dello scrivente che non è di primo pelo. Per cui, tutti trend setter di quanto accade nelle serie maggiori, dove le rose sono ampie e segmentate per ruolo ed è un "must", un vanto, una "conditio sine qua non", affermare la pariteticità della rosa e quindi demolire il concetto squalificante e degradante della "riserva".

Una modernità filosofica più fittizia che reale, in quanto, spesso, anzi quasi sempre e in qualsiasi occasione, quando ci si allontana dall'undici titolare le performance subiscono chiare ed evidenti ripercussioni.

Se poi si scende di categoria, dove spesso si fatica a mettere insieme undici titolari di qualità, ci si chiede come si possa pretendere di averne 22 o 25 giocatori tutti di pari qualità tali da rendere ininfluente la loro rotazione.

E' chiaro al mondo intero che trattasi di un'illusione, seppur spesso vestita da realtà apparente.

Per cui, inutile inseguire i sogni, le gare ravvicinate che obbligano o meglio consigliano un turn over sistematico, non possono non influire sul livello qualitativo medio della performance generale e, dopo la gara con la Pergolettese, oggi si è avuta la prova provata.

Rimane il punto che muove la classifica e permette ai tigrotti di allungare una striscia di risultati positivi che, gara con la Pergolettese a parte, ha garantito punti dal lontano mese di dicembre.

Insomma, cosa si vuole di più?

Flavio Vergani

PRO SESTO 1913 – AURORA PRO PATRIA 1919    0 – 0     (0 – 0)

 

PRO SESTO 1913 (4-3-3): 22 Livieri; 3 Maldini, 5 Pecorini, 19 Caverzasi, 32 Franco; 37 Sala, 8 Gualdi, 29 Marchesi (14′ s.t. 6 Di Munno); 11 Cominetti (27′ s.t. 35 D’Amico), 18 Mutton (33′ s.t. 9 Ngissah), 10 Scapuzzi (33′ s.t. 28 Maffei).

A disposizione: 1 Del Frate, 15 Bertoli, 25 Bosco, 36 Ruggiero. All. Parravicini.

 

AURORA PRO PATRIA 1919 (3-5-2): 1 Greco, 6 Gatti, 13 Boffelli, 4 Saporetti (14′ s.t. 5 Molinari); 7 Cottarelli, 20 Nicco (27′ s.t. 8 Brignoli), 16 Fietta, 3 Galli (42′ s.t. 21 Colombo), 15 Pizzul; 11 Kolaj (27′ s.t. 30 Castelli), 24 Latte Lath (14′ s.t. 9 Parker).

A disposizione: 12 Mangano, 10 Le Noci, 14 Bertoni, 17 Spizzichino, 19 Lombardoni, 25 Ferri, 30 Castelli, 31 Vaghi. All. Javorcic.

 

ARBITRO: Eugenio Scarpa di Collegno (Antonio Marco Vitale della Sezione di Ancona e Fabrizio Aniello Ricciardi della Sezione di Ancona. Quarto Ufficiale Aleksandar Djurdjevic della Sezione di Trieste).

 

Angoli: 2 – 2.

Recupero: 0′ p.t. – 4′ s.t.

Ammoniti: Boffelli, Molinari, Brignoli (PPA); Marchesi (PSE).

Note: Giornata mite e serena. Terreno di gioco in buone condizioni. Gara disputata a “porte chiuse”.

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