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Le vittorie stuzzicano la fantasia. Il presente ingaggia il passato. Il sogno si confronta con la realtà.

La sintesi in una domanda: questa Pro Patria vale il Dream Team?

Un confronto pericoloso, in tutti i sensi.

Un complimento nelle intenzioni, che potrebbe sfociare in un’offesa nella percezione.

O, forse, un paragone senza senso, perché relativo a due diverse dimensioni e due diversi pianeti.

Dream Team fa rima con sogno, qualcosa che accade nella notte, che a volte entusiasma, altre volte fa vivere un incubo, nel caso specifico entrambi. Il sogno dura poco e alla mattina svanisce, lasciando cicatrici nell’anima che rimane impregnata di una profonda delusione

Real Team fa rima con qualcosa che accade ogni giorno e che si fa toccare, accarezzare, sfiorare. Qualcosa di duraturo, concreto, con dei pilastri solidi che non lo fanno tremare al primo refolo di vento.

La realtà è razionale e ragiona con la “Testa”, il sogno è aleatorio, monco nell’afferrare la vittoria, “Zoppo” nel camminare verso un piano concreto di sviluppo.

Il Dream Team era l”apparire”, il “Real Team” è “l’essere”.

Il sogno è svanito senza vincere, la realtà è duratura, ha vinto, vince e vincerà.

Il sogno era poliedrico, un film a volte entusiasmante, altre drammatico, a volte persino comico, con un finale da giallo. Ancora si cerca il nome dell’assassino, o forse, degli assassini, anche se dalle indagini sembrerebbe sia stato un suicidio.

La realtà è seria e seriosa, ha un unico copione, un’unica trama, un unico finale: la vittoria sostenibile.

Il “dream Team” era straniero fin dal nome: Music, Fofana, Correa, Toledo, Barjie, Do Prado, Petr, Jelinek.

Il “Real Team”, parla italiano, a parte due eccezioni che confermano la regola.

Il Dream Team poteva vincere con tutti e decidere di perdere con chiunque.

Il Real Team può vincere con tutti e perdere con tutti, senza poter scegliere.

Il sogno aveva i giovani in panchina, la realtà in campo.

I Dream Team aveva numeri dispari, la realtà pari.

Il costo della realtà non è noto, ma è immaginabile, quella del sogno è custodito in un cassetto dove sono archiviate le più grandi delusioni della storia della Pro Patria dal 1972 ad oggi. Un foglio con stipendi lordi, netti e di “diritti d’immagine”, che avrebbero dovuto essere la magia per trasformare il sogno in realtà. Lo trasformarono in un incubo. Ebbene, carta canta e dice che 5 dreamers costavano come un anno di realtà.

Dovevano essere euro, diventarono bitcoin. La realtà adotta la moneta corrente.

O forse, la vera differenza tra sogno e realtà è intuibile dalle foto che pubblichiamo: un'orchestra unita la realtà, tanti solisti il sogno.

Il campo, da che parte sta?

Risultati del Dream Team dopo 34 partite?

Eccoli: 58 punti, 16 vinte, 10 pareggiate, 8 perse, goal fatti 50, goal subiti 27. Secondo in classifica

Risultati del Real Team dopo 34 partite?: 56 punti, 15 vinte, 11 pareggiate, 8 perse, goal fatti 32, goal subiti 22. Quinta in classifica.

Siamo lì nei numeri, posizione in classifica a parte.

Il sogno che diventa realtà?

Si apre il dibattito e si formano i partiti che parlano di partite.

L’attacco atomico del Dream Team contro la difesa ermetica della realtà.

Cosa è meglio? Vincere in goleada, oppure di misura senza subire. La soggettività fa scegliere, i numeri dicono che è uguale.

Nel sogno Il veleno era nella coda, ma questo è un altro discorso e del senno di poi ne sono piene le fosse.

Il passato, il presente e il futuro saranno sempre popolati da protagonisti e comparse, da uomini e caporali, da professionisti e da mestieranti. La scelta produce il risultato, il sogno o la realtà.

Consentito rimpiangere il sogno, obbligo è tifare per la realtà.

Nel passato abbiamo dovuto addormentarci per sognare e il risveglio è stato un fallimento, in tutti i sensi.

Oggi, si possono dormire sonni tranquilli con la certezza che a volte si sognerà meno, ma mai ci si sveglierà per i brividi freddi di un’incubo.

Flavio Vergani

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