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L'associazione "100 anni di Pro", non ha svolto un compito, ma ha adempiuto in modo egregio ad un dovere.

Il dovere di festeggiare i 100 anni dalla nascita della Pro Patria con l'anima dei tifosi del passato, del presente e del futuro.

L'associazione capitanata dall'avvocato Luca Calloni e intensamente supportata da tante altre anime biancoblù come i coniugi Pisani e Lele Magni, ha unito la tifoseria in un unico abbraccio, quando ancora ci si poteva abbracciare e, quando non si è più potuto, ha reso eterna l'unione per vincere anche l'insidia del virus e sentirsi più protetti l'uno nelle braccia dell'altro.

Così, l'associazione ha sbordato la temporalità prevista, per arrivare fino alla giornata di ieri, quando, a compito concluso, è calato il sipario.

La strada è stata lunga e non senza colli da superare, strade da scegliere, imprevisti da risolvere e malintesi da chiarire, ma alla fine ha vinto la passione e la volontà di mettere la firma da protagonisti su un evento nel quale i tifosi dovevano e hanno avuto il loro ruolo da protagonisti.

La Pro Patria è da sempre dei suoi tifosi che c'erano, ci sono e ci saranno, nel segno della continuità che li rende eterni e custodi di una storia centenaria. Passano i giocatori, passano i dirigenti, rimangono i tifosi e per fortuna che l'associazione ha saputo renderli protagonisti nel giorno di festa, quando spesso appaiono  sul palco dei festeggiamenti troppi ospiti senza la cravatta biancoblu, troppi imbucati dell'ultima ora in cerca di un giorno di gloria, troppe menti confuse che dicono di seguire da sempre "il Pro Patria" e troppe comparse che, i più superstiziosi, dicono portare sfortuna in quanto, quando li vedi, la Pro Patria perde.

L'associazione ha saputo distillare e rappresentare al meglio i meritevoli di sedere in prima fila, in quanto con il tatuaggio tigrotto sul cuore, separando con attenzione l'erba verde dello Speroni da quella sintetica che spesso torna di moda solo in campagna elettorale.

Ieri, nel "Last Day" che è andato in scena in un noto pub bustocco c'era il Capitano Matteo Serafini, un totem per l'associazione che ha identificato in lui il miglior testimonial che racchiude tutta la "tigrottità"e gli ideali del popolo biancoblù.

Inutile fare un bilancio di quello che è stato fatto, perchè sarebbe riduttivo. Potremmo citare il libro, le molte attività a sostegno non solo della Pro Patria, i festeggiamenti, ma l'associazione ha trasmesso a chi ha avuto l'animo ben disposto per apprezzarlo, quella magia che non si può spiegare, quell'alito di vento fresco che senti, ma non vedi, quella passione forte che non riesci a quantificare, se non hai nel cuore la password per entrare nell'unicità del mondo biancoblù.

C'era molta gente alla cerimonia di chiusura, l'elenco lo potete leggere ovunque, ma non qui.

Una scelta per fare focus solo su questi eterni ragazzi che hanno saputo scalare l'Everest con le infradito e che oggi meritano di stare da soli sul palco. Così che non si ripeta l'errore.

L'associazione chiude formalmente la sua attività, ma l'eco di quello che ha fatto risuonerà nella storia per sempre e i complimenti più importanti arriveranno dai posteri, quando leggeranno la storia e rimarranno emozionati per quello che è stato fatto. Così gli verrà voglia di ripeterlo e così l'associazione uscirà dallo stand bye, per riprendere a vivere.

Flavio Vergani 


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