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Umilità e (dis)continuità, queste le parole in rima che hanno risuonato nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Luca Prina, che ha aperto un nuovo capitolo in casa Pro Patria.

Il progetto è stato tracciato da tempo, le impronte del passato hanno solcato la direzione, sono ammessi sentieri paralleli, ma non scorciatoie o cambi di direzione e il capitano è stato accuratamente scelto, in modo che abbia chiare le mappe che dovrà seguire.

L’equipaggio prevede sempre la presenza di cinque giovani per diluire i costi della navigazione, mentre i marinai di lunga data potrebbero essere arrivati al loro ultimo porto.

E’ una Pro Patria poco “disruptive” nelle intenzioni, chiamata a recitare lo stesso copione anche se con un attore diverso.

L’asticella è stata alzata nel corso del tempo e, se è vero che la salvezza è il primo obiettivo della società, è anche vero che mister Prina si trova in eredità un trend ascendente, che nel corso degli ultimi anni ha migliorato il rating della squadra , arrivando ad un eccellente quinto posto dell’ultima stagione.

Migliorare questa performance vorrebbe dire pensare alla cadetteria, con il rischio di fare il passo più lungo della gamba e creare imbarazzi alla sonnecchiosa città bustocca.

Obiettivo sfidante, ma alla portata, potrebbe essere quello di migliorare il percorso dei playoff, cosa mai riuscita a mister Javorcic, visto che la squadra non ha mai superato il primo turno.

Un percorso come quello di mister Zaffaroni con l’AlbinoLeffe, potrebbe dare valore aggiunto al lavoro di mister Prina, impreziosendolo anche paragonandolo al recente passato.

Tutti d’accordo nell’affermare che la salvezza basti e avanzi per la dimensione di questa società e di questa città, ma non si può soffocare una giusta ambizione giustificata dalla realtà. La Pro Patria negli ultimi anni non ha mai avuto problemi a salvarsi, non essendo cambiata la proprietà e la direzione tecnica, viene da chiedersi per quale motivo si debba guardare in basso, invece che in alto. Nessuno, risponderebbe l’istinto.

Poi, che ci siano stagioni che nascono male e finiscono peggio è cosa nota al mondo intero, ma in sede di analisi preliminare i dati previsionali tendono al sole pieno e non ad un futuro nuvoloso.

Avrebbe anche poco senso a livello teorico, il percorso intrapreso è orientato al miglioramento continuo con piccoli passi, questo si, ma sempre in avanti e mai indietro.

Per cui, è logico pensare che il profilo dell’allenatore scelto, certamente non da entry level, il contratto biennale proposto a Nicco, il miglior centrocampista tigrotto dello scorso anno e fra i migliori della categoria, qualche entrata sostanziosa derivante dalla cessione di qualche top player, sono indicatori che trasmettono ottimismo, pur non annullando la cautela.

Una cautela giusta e del tutto giustificata e giustificabile, ma che non deve essere esagerata, anche per comunicare all’esterno un nuovo messaggio a chi si è fossilizzato su una idea sbagliata che da troppo tempo viene accostata alla Pro Patria, ossia che “tanto è sempre tutto uguale”.

Vox popoli che è diventata quasi un proverbio del passato: non si vince mai, si arriva ai playoff, ma poi si perdono, si vendono i migliori, non ci sono sponsor, viene poca gente, e similari.

Retaggio del passato, quando presidenze improvvisate e speculatrici hanno deturpato l’immagine della Pro Patria, violentandone il corpo e l’anima.

Da quel momento il tarlo ha amaramente eroso le certezze degli spettatori, che non sono i tifosi, ma fruitori di uno spettacolo che pretendono vero, serio, etico, vincente e convincente.

Proprio come quello che c’è adesso, ma che non è ancora riuscito a convincere i più riottosi colpiti pesantemente nelle loro certezze da troppi episodi accaduti fuori e dentro il campo.

Serve comunicare il concetto di “nuova gestione”, che seppur è iniziata ormai da tanti anni, non è stata ancora percepita e valorizzata come meriterebbe da chi vorrebbe tornare allo “Speroni”, ma non lo ha ancora fatto.

L’understatement per questo target di spettatori potenziali non è la miglior strategia, serve un po’ più di spregiudicatezza per vendere un prodotto diverso dal passato, ma percepito identico.

Il Covid ha allontanato i tifosi proprio nell’anno migliore della Pro Patria degli ultimi anni, la riapertura dello stadio dovrà essere il “must” per poter operare anche in ambiti di new entry, o di welcome back.

La sfida è ridare centralità alla Pro Patria, ridare credibilità diffusa al progetto per far tornare lo Speroni un catino incandescente. Un modo per far percepire riconoscenza alla presidenza che, dopo anni nei quali ha garantito promozioni, scudetti e playoff, merita un riconoscimento non solo dai tifosi, ma anche e soprattutto degli spettatori.

Flavio Vergani

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