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E’ tempo dei saluti per Mister Javorcic che insegue il suo sogno viaggiando verso il Sud Tirol.

Ivan Javorcic ha scritto quattro capitoli importanti della storia della Pro Patria, vincendo molto in campo e di questo gliene renderanno merito i libri di storia sportiva.

Invece, quello che rimarrà di lui nei cuori dei tifosi sarà esclusiva di chi come noi lo ha conosciuto e frequentato.

E’ fuori dal campo che Ivan ha vinto addirittura di più che in campo, facendolo in modo diverso dal solito.

Javorcic ha lo sport nel cuore e la cultura nella testa, il mix perfetto che sviluppa sensibilità e intelligenza.

 Mix che è stata la password per entrare nell’anima dei tifosi.

Ha saputo leggere, comprendere e rispettare la loro storia recente, trovando sempre i modi e le parole per far percepire solidarietà e condivisione.

Ha mantenuto un profilo alto in campo e basso fuori dal campo, rimanendo umile anche quando c’era modo di esaltarsi.

Ha vissuto l’ambiente bustocco in modo perfetto, evitando gli spigoli del passato, non aggiungendo sale alle ferite, regalando comprensione e partecipazione.

Un allenatore che parla diverse lingue, che ha saputo imparare in fretta il linguaggio dei tifosi, diventandone interprete perfetto. 

Potrebbe sembrare marketing relazionale e forse un po’ lo è stato, ma c’è molto di spontaneo e naturale in questo uomo nato in curva e che morirà in curva. Le esigenze, l’esperienza, la professionalità, sono forze opposte che sempre insidiano la genuinità del sentimento e tenta di annegarlo e così è stato e sarà, ma sotto l’abito elegante di rappresentanza, il pubblico di Busto ha saputo scorgere quel cuore da guerriero, quello spirito da gladiatore, quell’istinto ultrà che il mister è obbligato a diluire dagli eventi della vita.

Diluire, ma non annullare. E’ piaciuto soprattutto per questo, poi per tutto il resto.

Javorcic è un giovane allenatore e un giovane uomo la cui maturità mostrata è stata così forte da scambiarlo per un uomo vissuto e un allenatore di lunga data.

Ai tifosi più anziani è sembrato il figlio più grande, ai tifosi di mezza età è parso quasi un coetaneo, ai suoi pari età il fratello maggiore, ai più giovani il loro papà.

Spesso ha trasmesso l'idea di essere l'allenatore dei tifosi con comportamenti equilibrati, moderati, etici e controllati, quasi a trasmettere una codice di comportamento ottimale per vincere insieme. E' stato un educatore.

La sua perla fu la conferenza stampa nel dopo Lecco Pro Patria, quando in sala stampa volarono gli stracci per il "Di Nunno show"e lui rimase impermeabile alla provocazione, rimanendo glaciale di fronte ad uno tsunami devastante.

Un uomo senza tempo e senza età, forse anche per quel suo stile comunicativo neutrale e quel “lei” sempre dato e preteso che non ha mai sdoganato lo sconfinamento verso una dimensione relazionale più friendly. Che sia stata una scelta o una casualità rimarrà un mistero, ma certo è, che nulla avviene per caso.

La sua partenza era ampiamente nelle aspettative, per il suo bene e forse per il bene di tutti.

Facile a dirsi, ma difficile da accettare e i sentimenti tra i tifosi del web sono contrastanti e ricadono, in alcuni casi, nella situazione di quando un figlio si sposa, o parte per una destinazione lontana, spinto da una scelta di vita importante.

Da una parte c’è l’amarezza di perderlo, di non poterlo più vivere, di cadere in preda alla gelosia genitoriale, dall’altra la fierezza, la gioia e l’orgoglio di vederlo felice e realizzato.

L’aspettativa era di vederlo sposare una realtà di serie superiore per coronare il suo percorso fin da subito e questo ha sorpreso qualcuno, che ha mostrato qualche segno di nervosismo non nascosto sui social. Un segno di grande amore!

Però, non bisogna dimenticarsi da dove è arrivato questo allenatore, prima dell’esperienza bustocca, e cosa ha saputo costruire in una società che, non dimentichiamolo, era in serie D.

Questo per dire che l’attitudine a costruire progetti importanti partendo dalle fondamenta è spiccatamente presente e pensare di ripartire da una società nella quale si è già quasi arrivati al tetto, fa pensare che la serie B sia solo ritardata di un anno.

Per lui ci sarà modo di affinare la conoscenza della lingua tedesca e di confrontarsi con una dimensione diversa da quella bustocca. Meno calda, meno viscerale, meno passionale, ma con un’ambizione di livello superiore e questa sarà la vera sfida. Vincere a tutti i costi per giustificare gli imponenti investimenti strutturali e sportivi che a Bolzano stanno portando avanti da qualche tempo.

Mister, non ci sono parole per ringraziarti di quello che ci hai regalato, parlano i numeri.

A parole possiamo solo ringraziarti per averci saputo comprendere, per averci saputo accettare così come siamo, con i nostri mille difetti, ma con il pregio di amare chi come noi ha saputo dare sé stesso per i nostri colori.

Sei stato uomo vero e tigrotto fiero, uomo di mille battaglie vinte, esempio per giovani e meno giovani, uno di noi solo dopo qualche ora dal tuo arrivo a Busto. Un privilegio regalato a pochi ed essertelo meritato è motivo di grande onore.

Il Covid ci ha rubato il tuo ultimo anno, avremmo voluto applaudirti dagli spalti, abbracciarti dopo lo splendido campionato che ci hai regalato, ma non è stato possibile.

Lo faremo quando il destino ti riporterà allo Speroni, quando ci sarà la meritata standing ovation.

Ora, va per il tuo destino, ma ricordati che, ovunque tu andrai, qui sarà sempre casa tua.

Grazie di tutto, Mister.

Flavio VerganiGRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE  

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157 panchine.

1 promozione dalla D alla C.

1 Scudetto Dilettanti.

3 Play-Off di Serie C.

Terzo Allenatore più longevo nella storia della Pro Patria.

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