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 Pro Patria a picco al Rigamonti Ceppi dove il Lecco dilaga per tre a zero e i tigrotti precipitano sul fondo della classifica.

Mister Prina alla vigilia del match dispensava ottimismo da tutti i pori e diceva che prima o poi la Pro Patria si salverà, ma, i numeri dicono che sicuramente potrebbe accadere più poi che prima, ammesso che accada, viste le quattro sconfitte in sei partite, il pareggio subito in rimonta e in superiorità numerica e l'unica vittoria contro una non trascendentale Juventus.

L'allenatore sembra amare il rischio e proprio nella gara ad alto rischio, fa turnover: in porta fuori la garanzia Caprile a favore dell'incognita Mangano, che non lo ripaga della fiducia fin dal primo minuto di gioco, quando un tiro non irresistibile di Masini buca la rete tigrotta.

 Poi, il numero dodici tigrotto si riscattava con parate importanti, per poi favorire la rete del tre a zero con un'uscita imperfetta. Insomma male, ma non malissimo.

Fosse solo questo il problema sarebbe risolvibile facilmente, ma, purtroppo, c'è ben altro. In svantaggio dal primo minuto, non è accettabile che la squadra produca solo un tiro di Stanzani che colpiva la traversa e uno di Bertoni parato dal Pissardo. Troppo poco.

Difesa sbadata con un inguardabile Saporetti che in fase di appoggio sbagliava l'impossibile, centrocampo con un Fietta in versione "dead man walking", un Ferri che è riuscito nell'impresa di far rimpiangere Galli. In attacco Castelli a  dir poco evanescente e uno Stanzani troppo solo, completano la stonata opera di una squadra che fino a ieri aveva una difesa di ferro e oggi subisce l'undicesima rete in sei partite.

Così non va per niente bene.

Inutile piangere sul latte versato, è chiaro al mondo intero che le rinunce di Gatti e Lombardoni (quando tornerà e come tornerà?), imponevano l'arrivo di un centrale di qualità. Si è corso il rischio di far bastare quello che c'era e la scommessa è stata persa. In attacco Latte Lath e Kolaj sono stati sostituiti da Banfi e Piu, il primo dalle serie minori e il secondo con zero minuti in un retrocesso Arezzo. Insomma, prima di dare la colpa a Mangano prima e al mister dopo, bisognerebbe allargare l'analisi a 360 gradi per evitare di trovare capri espiatori a buon mercato.

Domenica l'ultimo treno per allontanare la crisi, serve un solo risultato con la Virtus Verona: vincere.

Flavio Vergani

CALCIO LECCO 1912 – AURORA PRO PATRIA 1919      3 – 0        (1 – 0)

Marcatori: 2′ p.t. Masini (LEC), 44′ s.t. Giudici (LEC), 45′ s.t. Kraja (LEC)

 

CALCIO LECCO 1912 (3-4-2-1): 1 Pissardo; 19 Merli Sala (19′ s.t. 13 Battistini), 6 Marzorati, 3 Enrici; 2 Celjak, 27 Masini, 5 Lora, 33 Zambataro (10′ s.t. 7 Giudici); 17 Iocolano (25′ s.t. 99 Buso), 32 Tordini (10′ s.t. 21 Kraja); 23 Mastroianni (25′ s.t. 10 Petrovic).

A disposizione: 22 Ndiake, 4 Galli, 8 Lakti, 9 Ganz, 14 Di Munno, 20 Reda, 21 Kraja, 25 Bia. All. Zironelli.

 

AURORA PRO PATRIA 1919 (3-5-2): 12 Mangano; 5 Molinari, 4 Saporetti, 13 Boffelli; 11 Pierozzi (37′ s.t. 17 Vezzoni), 10 Nicco, 16 Fietta (1′ s.t. 14 Bertoni), 25 Ferri (1′ s.t. 3 Galli), 15 Pizzul (25′ s.t. 23 Ghioldi); 7 Stanzani, 30 Castelli (1′ s.t. 18 Banfi).

A disposizione: 1 Caprile, 2 Vaghi, 6 Sportelli, 21 Colombo, 24 Giardino, 26 Zeroli. All. Prina.

 

ARBITRO: Giorgio Vergaro di Bari (Ferdinando Pizzoni della Sezione di Frattamaggiore e Paolo Cipolletta della Sezione di Avellino. Quarto Ufficiale Fabrizio Carsenzuola della Sezione di Legnano).

 

Angoli: 5 – 6. 

Recupero: 0′ p.t. – 4′ s.t.

Ammoniti: Tordini, Mastroianni, Giudici, Marzorati (LEC); Molinari, Saporetti, Nicco (PPA).

Note: Serata mite e serena. Terreno di gioco (sintetico) in buone condizioni. 

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