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L’anno scorso…l’anno scorso... l'anno scorso, questo è il ritornello che spesso ripetono i tifosi della Pro Patria per analizzare il presente e confrontarlo con il passato, ma il “benchmark” è completamente sbagliato.

Impossibile il paragone con due realtà diverse, composte da attori diversi e con prospettive diverse.

Esercizio inutile e fuorviante che rischia di generare aspettative impossibili da realizzare con conseguenti ricadute sul momento già non troppo positivo di suo.

Cosa è cambiato rispetto all’anno scorso che non permette di rendere sostenibile il paragone con il presente?

Vediamo punto per punto.

PORTIERI

E’cambiato poco, perso Greco, che tutti pronosticavano in serie B, oppure in una squadra di serie C alta e invece fa il secondo a Marcone in quel di Potenza, è arrivato Caprile che garantisce identico rendimento. Il secondo è sempre Mangano. Può piacere o no, ma la società su di lui ha puntato, garantendogli contratti pluriennali, è un classe 1999, logico che qualche occasione gli venga garantita e il turn over lo comprende quest’anno come lo comprendeva lo scorso anno.

 

DIFESA

Perso Gatti, volato in serie B e perso Lombardoni per infortunio, si è scelto di aspettare il secondo, seppur i tempi di recupero potrebbero allungarsi fino a fine anno, mentre il nuovo Sportelli non sembra poter essere paragonabile a Gatti. Fiducia a Molinari e questo fa parte del copione, ma l’impiego di Fietta o  Colombo possono essere chiamati in vari modi, a voi la scelta: adattamento, scommessa, rischio, azzardo.

 

CENTROCAMPO:

Batteria di centrocampisti confermata in blocco per quanto riguarda il nucleo centrale con il plus del ritorno di Ghioldi. Da capire il motivo per il quale lo stesso non sia più una “Prina scelta”, vista la gerarchia che sembra composta da Galli, poi Ferri e poi Ghioldi. Probabile che lo stesso sia visto non come alternativa di questi due. Fietta ha un anno in più come gli altri, ma ovviamente, ad una certa età il peso è maggiore. Galli è in curva discendente rispetto al primo anno di Pro Patria (in serie D, però), mentre Pierozzi nulla ha da invidiare ai chi c’era prima. Vezzoni è da scoprire, che sia lui la sorpresa dell’anno?

 

ATTACCO:

Persa la velocità, la fantasia e i goals di Latte Lath volato in serie B, persa l’imprevedibilità di Kolaj anche lui volato in serie B e persa l’esperienza di Le Noci, ecco la conferma di Castelli dopo un anno più in scuro che in chiaro, ecco la giusta conferma di Parker e l’arrivo di Piu, una scommessa visto il curriculum degli ultimi anni e di Banfi di ritorno dopo l’esperienza in serie D. L’impressione è che le punte si assomiglino molto e nessuna offra la velocità e fantasia di chi se ne è andato. Oltre , ovviamente allo score di reti precedente.

Sul punto la politica societaria è chiara da sempre e non prevede bomber a doppia cifra di goals e doppia cifra a bilancio. L’obiettivo è far crescere in termini di goals chi magari in precedenza non li aveva garantiti, leggasi Gucci, Mastroianni, Parker e lo stesso Latte Lath, certo è che nelle prime sei partite di campionato non si sono visti bagliori da parte di nessuna delle quattro punte in organico.

 ALLENATORE

Mister Prina ha il difficile compito di far dimenticare Javorcic, un allenatore anche lui pescato dal mazzo dei disoccupati, al quale è stata data una Ferrari per vincere la serie D. Fortuna vuole che il Lecco, che ieri ha ferito, sia stato in grado di far perire il Rezzato, diversamente la favola Javorcic avrebbe potuto terminare ben prima del felice finale. Questo per dire, che a volte le qualità non bastano per costruire i sogni se non si è assistiti da episodi, a volte impensabili e incredibili, che remano verso l’obiettivo.

L’espulsione non avvenuta del patavino Busellato, l’incrocio dei pali di Stanzani con il Padova, la traversa dello stesso con il Lecco, sono variabili che spostano i destini di un allenatore nei momenti border line con la crisi.

Giustificazioni? Assolutamente no, ma elementi per alimentare una disamina trasparente e oggettiva che eviti di esaltare eccessivamente l’uno e affossare l’altro senza pietà.

Mister Prina ha vinto campionati nel passato, per cui non è uno sprovveduto. Certamente i risultati non sono dalla sua ed è logico il processo. Fa parte delle regole del calcio, ci mancherebbe, ma sia chiaro il fatto che il paragone con l’allenatore di prima non regge in quanto la squadra di prima, non è quella di Prina.

Giusto invece chiedersi se il downsizing qualitativo che gli ha consegnato un motore con meno cavalli abbia previsto una tale perdita di potenza o se è il nuovo pilota a non saperla guidare al meglio.

L’auto dello scorso anno aveva il tetto coperto e non era cabriolet e aveva il turbo con il DRS, questa ha il motore aspirato con quattro cavalli, neppure purosangue.

PROGETTO SOCIETARIO

Non è cambiato, attenta gestione del conto economico con investimento sui giovani che devono trovare spazio in modo generoso nella distinta consegnata all’arbitro. Un progetto non semplice la cui difficoltà la si percepisce quando le cose vanno male. Troppo semplice concordare e sostenere con energia il progetto quando si arriva quinti con la miglior difesa del torneo. Un’eccezione che conferma la regola e la regola dice che progetti del genere sono ambiti e desiderati dal mondo intero, ma pochi hanno il coraggio di iniziarli e pochissimi di realizzarli con successo. In serie D, sta andando in scena il “derby” Novara-Varese. Più avanti, quello con il Legnano. Un motivo ci sarà.

Andare nella sede del calciomercato con il libretto degli assegni in tasca a comprare quel che serve dopo aver letto le strabilianti performance del giocatore è esercizio facile e alla portata di tutti.

Diverso è pescare Gatti dal Verbania e rivenderlo in serie B, piuttosto che valorizzare giovani sconosciuti per farli affacciare al calcio che conta.

Non sempre si pesca il jolly e quando non accade serve accettare che questo non sia accaduto. Un modo concreto per confermare la bontà del progetto a fatti e non solo a parole dopo aver raggiunto i playoff e non i playout.

Male che vada, la Pro Patria retrocederà e i suoi 516 spettatori, meno 111 patavini, piangeranno, mentre gli altri ottantamila bustocchi continueranno a fregarsene beatamente in tutt’altre faccende affaccendati.

Se poi tutto questo avverrà lontano dal periodo elettorale…meglio ancora.

Flavio Vergani

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