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Mister Prina indica la strada del calcio del futuro

Mister Prina non ama la banalità. Accetta quella che la sua professione impone a tutti gli allenatori, obbligati a conferenze stampa pre partita, nella quale obbligarsi a dire che l’avversario di turno ha qualità, tanti pregi e pochi difetti, a dissimulare la formazione del giorno dopo e ad apprezzare il tecnico avversario per idee e risultati ottenuti, ma certamente , in queste occasioni, non sprizza gioia da tutti i pori.

Ovviamente, dice altro e sempre molto interessante, quanto sopra detto è solo un’estremizzazione, per dire che il meglio di sé, che apprezziamo in modo particolare da sempre, è la sua ampiezza di pensiero e incisività di analisi su temi sui quali può spaziare, senza dover rispettare il vincolo imposto dal ruolo.

Come nel virtual meeting odierno, quando, in risposta a precise domande dei giornalisti,  ha analizzato con grande lucidità e competenza la situazione dell’attuale calcio di serie C.

Sul tavolo della discussione la diminuita presenza di tifosi sugli spalti e l’assurdo calendario che propone partite infrasettimanali o/e in orari disagevoli per gli spettatori.

Mister Prina si è rammaricato per lo scarso numero di tifosi presenti allo stadio la cui importanza è basilare in un match, perché in grado di far percepire quella tensione e quella carica in grado di dare un valore aggiunto alla competizione. L’allenatore ha giustamente fatto presente le difficoltà per i tifosi, ma soprattutto per i più anziani, nell’acquistare un biglietto, piuttosto della impedita possibilità di scegliere nel giorno stesso del match di poter andare allo stadio ("se mi alzo e c'è il sole e vorrei andare allo stadio, ma non posso")

Un problema che si somma al calendario che prevede gare ad orari impossibili e turni infrasettimanali, sul tema Prina è convinto che “non si debba scimmiottare la serie A”, ma destinare la serie C a categoria di sviluppo del giovane sotto tutti i punti di vista, con uno stipendio educativo, utile per una dignitosa vita, ma con l’obbligo di far studiare i ragazzi, visto che per molti di loro il calcio non sarà la loro professione del futuro.

Mister Prina, conosce bene le regole del conto economico di un’azienda per la sua provenienza e si dice fortunato di poter vivere la sua esperienza alla Pro Patria, società modello sotto il punto di vista organizzativo, ma anche di sostenibilità finanziaria ( “qui non si butta via niente, nemmeno le parole”), ma ritiene che lo sforzo economico della Presidente Patrizia Testa non potrà reggere a lungo, se chi comanda il calcio di serie C non aiuterà le società in modo concreto e cambierà la strategia politica a supporto. Come dargli torto?

Ogni business ha le sue regole economiche da rispettare se si vuole proteggere il conto economico, se vengono meno, il sistema non regge e qui, mister Prina condivide un parallelismo che ha in sé il dono della sintesi: ”non si possono vendere i gelati al Polo Nord”.

L’analisi dell’allenatore abbraccia i turni settimanali che a lui, come a tutti, risultano incomprensibili e forieri solo di problemi per squadre non certamente strutturate in termini numerici e di intercambiabilità come quelle della ricca serie A.

Il pensiero del mister è così semplice e scontato da risultare ovvio, da capire il motivo per cui non lo sia per chi lo dovrebbe essere: “Il campionato termina l’ultima settimana di Aprile, basterebbe andare un po’ più in là e il problema sarebbe risolto”.

Parole del tutto condivisibili di un allenatore che ama il suo lavoro e lo vorrebbe vivere con i tifosi (“vengo allo partita carico e vedere lo stadio con poca gente amareggia”), che invoca buonsenso in chi governa la categoria, auspicandosi una transizione economica migliorativa.

A nostro parere, sesrve una transizione verso il buonsenso in grado di ridare ai tifosi il loro calcio, nei giorni, nei luoghi, negli orari che il calcio da sempre ha dimostrato di vivere al meglio. Serve una transizione verso la centralità del tifoso che oggi chiede servizi efficienti intesi nella globalità del termine. La digitalizzazione proposta da players di mercato evoluti ha abbassato il livello di pazienza e sopportazione nell’utenza media. Oggi tutto ha una velocità tripla rispetto al passato. Questo è il nuovo benchmark al quale riferirsi. Pensare di correre il Grand Premio di Monza con il trattore diventa ridicolo e mette fuori competizione chi si ostina a guardare al passato con occhi miopi e nostalgici. Pensare che la passione per il calcio di oggi sia in grado di far sopportare lungaggini burocratiche, code, stadi scarsamente organizzati sotto il punto di vista dell’engagement dello spettatore, orari senza senso e turni infrasettimanali, è da illusi che vivono con il solo sogno nel cassetto di vivere oggi la stessa confortevole realtà di ieri. Oggi, tutte la auto hanno il climatizzatore, anche le più piccole, tutti hanno un cellulare, anche i più anziani, è il mondo che evolve, che risponde alle esigenze del consumatore. Intestardirsi nel voler vendere auto senza climatizzatore o telefoni fissi, solo perché di marca nota è come  sperare di vendere il ghiaccio agli eschimesi e non solo i gelati al Polo Nord.

Un sogno che rischia di diventare un incubo. Mister Prina, lo ha capito, perché chi ama questo sport ha da tempo acceso la spia dell’emergenza, chi invece di questo calcio si serve per giocare partite su altri campi e per altri scopi, finge che tutto vada bene. Un po’ come sul Titanic, quando mentre l’orchestra suonava,  la nave affondava.

Meglio dirlo “Prina” , che dopo!

Flavio Vergani

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