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Il dopo partita di Renate Pro Patria vede protagonista il solo Direttore Tecnico Sandro Turotti.
Un segnale forte che ricorda un analogo episodio ai tempi di mister Bonazzi.
Quando scende in campo il Direttore è sinonimo di pazienza terminata e possibili ribaltoni alla porta.
Siamo tutti in discussione, dice Turotti, ma in filigrana ci sono messaggi chiari per qualcuno ben specifico, soprattutto quando parla di squadra in gran parte composta da giocatori dello scorso anno. Un chiaro riferimento a qualcuno e a qualcosa che viene fatto diversamente dal passato.
Da chiedersi il motivo per cui questo accade. Per la cronaca di diverso rispetto allo scorso anno, oltre ai giocatori, c'è anche l'allenatore. Questo non per dire che sia il colpevole, ma per considerare la variabile, spesso dimenticata. Non ci sono più Latte Lath, Kolaj e Gatti, ma non c'è più nemmeno Javorcic.
La posizione del tecnico è in discussione? Turotti dribbla la domanda con il salomonico "siamo tutti in discussione", ma è chiaro che il calcio ha le sue regole, prima si cambia l'allenatore, poi i giocatori e al limite a fine torneo i dirigenti. A meno che, la nuova proprietà non abbia idee diverse fin da subito, ma questo è un altro discorso.
Turotti chiama a raccolta tutti dicendo che bisogna dare qualcosa di più a fatti e non a parole, riprendendo lo slogan di Bertoni della scorsa settimana. Slogan che era ed è rimasto, visto che alle parole di Bertoni non sono seguiti i fatti. Se la società ha sfidato i leoni da tastiera a diventare tigri da stadio, adesso sembra che lo slogan sia perfetto per i calciatori che da tigri da spogliatoio sono chiamati a diventare tigri in campo. 
Sul punto ci trova completamente d'accordo, è troppo tempo che sentiamo dichiarazioni ottimiste, certezze non sostenute dai numeri e dalle prestazioni, eccessiva confidenza nel lavoro, che non potrà mai compensare completamente limiti tecnici e tattici.
Troppo fatalismo e troppi ringraziamenti alla squadra e ai giocatori con lodi davvero eccessive in talune occasioni, quando si sono scomodati paragoni assurdi e insostenibili. D'accordo la carota, ma a volte serve il bastone. D'accordo l'aspetto motivazionale, ma certe prestazioni, come quella di Lecco, non possono e non devono essere giustificate.
Ben ha fatto Turotti ad alzare la voce e bene ha fatto a dire che se le cose non cambieranno, più avanti si dovranno fare cose diverse. Insomma, il match con il Seregno potrebbe essere o un punto di ripartenza per il gruppo e il suo scudiero, o il capolinea.
Flavio Vergani 

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