Header

 



Dopo la sosta più lunga di sempre, domenica sará campionato. Alle 16,15, con la Giana Erminio, i tigrotti torneranno a calcare il prato dello "Speroni".

Torneranno i pomeriggi densi di soddisfazione, delusione, speranze e rammarichi. Torneranno i pomeriggi vissuti al fianco di amici da sempre, gente con una passione forte che accomuna anche quando i pareri dividono.

Tornerà la magia dell'emozione forte di un goal, torneranno i silenzi dei goal incassati, torneranno le ansie per quei minuti finali che non passano mai quando si vince e si vaporizzano quando si perde.

Tutto questo tornerà per pochi, non per molti. Non perchè esista una selezione, ma solo perchè la città di Busto e dintorni ha deciso da molto, quasi da sempre, di rinunciare a questo spettacolo, ritenendolo superato, non competitivo con altre proposte, troppo low profile per una città che si specchia negli eventi culturali top level dove i protagonisti vengono da fuori città, non hanno identità,  il "Folla" direbbe che non hanno nemmeno mentalità, ma per i quali si stendono red carpet, si improvvisano standing ovation, ci si sente "in" solo per il fatto di esserci, di avere in tasca un invito Vip.

La città vive tra l'indifferenza per la Pro Patria e lo snobbismo borghese di chi si sentirebbe dequalificato nel condividere la frequentazione dello stadio. Lo si percepisce quando si parla con l'occasionale bustocco medio che, guardandoti dall'alto in basso, sorride con il ghigno beffardo di chi sta considerando inferiore chi ancora passa il suo tempo festivo a seguire una nobile decaduta.

La conseguenza è devastante, viene a mancare quel passaggio di consegne tra le generazioni, si cancella la transizione delle tradizioni e dei valori portanti della città, dei quali la Pro Patria è sempre stata un principale asset. Non solo si decide di non frequentare lo stadio, ma si raddoppia il danno non proteggendo l'eventuale opportunità per altri di scegliere i biancoblu, cercando di dequalificare la scelta come poco "cool", retrograda, insomma, un po' sfigata.

Frequentare lo stadio non è sinonimo di vedere una partita. La si vede anche in televisione, quest'anno persino in alta definizione. Una passione non fa rima con televisione. Se non si coglie questa differenza, difficile pensare che si possa risolvere la situazione con biglietti scontati o offerte speciali.

Questi avvicinano, ma non legano se l'ecosistema non concorre in modo globale nel sostenere il progetto.

Un progetto che deve sostenere una squadra di calcio che affonda le sue radici nella storia della città, che, quando è fiorita, ha fatto giungere la bellezza dei suoi colori e il profumo della sua anima in tutta Italia, diventando l'orgoglio dei suoi tifosi.

Un progetto che deve essere sostenuto a livello culturale per farlo percepire come "top"anche da chi oggi ha la puzza sotto il naso e preferisce i tennis club o i golf club, sentendosi protagonista per un pomeriggio e mettendosi in tasca il titolo da esibire durante l'aperitivo serale in centro città.

Vuoi mettere quanto fa figo dire che hai giocato a golf tutto il pomeriggio piuttosto che dire che hai visto Pro Patria Giana Erminio?

In questa società dell'effimero, del virtuale, della ricchezza ostentata, anche quando rateizzata, noleggiata o in leasing, serve il coraggio di diventare trend setter solidi, proponendo ai giovani alternative ri-brandizzate che possano essere viste come novità degne di essere sdoganate dalle ragnatele stese da chi sta soffocando la reputation dei biancoblu.

Un progetto che è lì a portata di mano, grazie a Emanuele Gambertoglio, che ha scalato l'Everest con le infradito per seminare il verbo della Pro Patria. Gravissimo che la città non abbia colto al volo tale generosità e disponibilità per fare rump-up, sostenendolo con adeguate iniziative. Facile applaudire quello che fanno gli altri, senza mettersi in gioco per dargli una mano.

Busto le pensa tutte per colorare il centro città con musica, spettacoli, teatro e cabaret, ma, chissà perchè, non esiste una serata biancoblu di rappresentanza che colori le piazze, i negozi, la fontana di Piazza Garibaldi, con i colori della Pro Patria. 

 Certamente i risultati aiutano nel rendere più facile l'innamoramento verso una passione. La Pro Patria ha un patrimonio dell'umanità che si chiama Sandro Turotti.

L'uomo giusto, col budget sbagliato. Pensate a cosa ha saputo fare con uno dei più bassi budget della categoria. Salvezze facili e play off garantiti. Giovani lanciati in serie A, giocatori risorti da negative esperienze passate. Se la città si decidesse ad aggiungere qualcosa a quello che già c'è, si potrebbe regalare a questa generazione al tramonto la soddisfazione di una promozione.

Amici del golf , del tennis club e degli aperitivi in via Milano, pensate che figo sarebbe dire che nel pomeriggio avete visto Pro Patria Sampdoria.

Flavio Vergani





0 commenti: