Bel passo in avanti della Pro Patria verso la retrocessione dopo l’umiliante sconfitta per uno a quattro con il Lecco. Sconfitta vergognosa centrata da dieci giocatori indegni di indossare la nostra maglia. L’unico che ha dimostrato quello che vale è il portiere Andrea Sala, uno che era forte da giovane e lo è anche da senior. Quelli forti li abbiamo sempre visti subito, al contrario di chi ancora deve spiegare certe valutazioni miopi relative a conferme di presunti fenomeni che mettono a curriculum due retrocessioni di fila. I tifosi fanno altro di lavoro, ma anche quest’anno chissà come mai hanno visto subito tutto quello che altri non hanno visto, o finto di non vedere.
In via Cà Bianca sventola bandiera bianca e non più bianca e blu dopo la partita di oggi che avrebbe potuto essere un’ultima occasione per centrare i playout. Dopo le sconfitte di Virtus Verona e Pergolettese e con lo scontro diretto del prossimo turno a Crema, i tigrotti avrebbero potuto accorciare le distanze in modo considerevole.
Per cui , ci si aspettava un atteggiamento da finale, da ultima spiaggia, insomma grinta e sudore per centrare l’obiettivo. Invece, la Pro Patria non è praticamente scesa in campo. Sovrastata e umiliata a centrocampo, irrisa in difesa, compatita in attacco. Il Lecco ha spadroneggiato e il silenzio assordante dello Speroni ha fatto più male che le quattro reti subite.
L’era Testa ha desertificato lo stadio, ha piallato ogni entusiasmo, ha creato fratture praticamente con tutto e tutti, visto che anche i suoi ex fedelissimi si stanno rivoltando di fronte a tale scempio ed è prossima a consegnare i biancoblu alla serie D per il secondo anno di fila. Qualcuno che di intende di alta finanza a livello worldwide ha descritto la gestione Testa nel modo perfetto, ossia “una società in coma farmacologico da sempre”, ossia tenuta in vita, ma senza prospettiva di vita, di crescita , di sviluppo. In campo si è invece staccata la spina con una prestazione tra le peggiori della storia della Pro Patria firmata da un atteggiamento della squadra lavativo, distaccato, irritante e vergognoso che ha disonorato la gloriosa maglia.
Mister Bolzoni si è rivelato un flop assoluto, la sua performance peggiora quella di Greco e la logica dovrebbe da tempo consigliare il suo esonero, oppure le sue spontanee dimissioni, visti i risultati.
Non per favorire il cambio con un altro allenatore, visto il braccino corto della dirigenza uscente, ma il ritorno di Greco, giusto per rispetto etico verso chi ha portato 0,70 punti a partita contro i 0,43 di Bolzoni, 1,5 reti subite a partita contro le 2,1 reti a partita di Bolzoni.
Cambiare allenatore tardi come avvenuto quest’anno e lo scorso anno e farlo con soluzioni interne low cost per peggiorare le performance di quello prima e tenerlo nonostante : 1 vittoria in 16 partite, con 4 pareggi e 11 sconfitte dimostra che non è mettendo i contestatori nell’angolo che si ottengono i risultati, ma forse qualche volta bisognerebbe guardare in faccia alla realtà dei fatti.
Soprattutto quando parlano i numeri e non le opinioni. Il tempo ha dato il suo responso e dichiarato fallimentare la campagna acquisti di Turotti estiva, fallimentare la gestione di Mister Bolzoni il quale forse è il primo a non credere di essere l’allenatore di questa squadra ( i conciliaboli continui con Le Noci sullo zero a quattro sono inguardabili e ci chiediamo di cosa si parli dopo certe prestazioni vergognose).
Dimissioni che ci saremmo aspettati anche da chi ha creato questo capolavoro investendo, o meglio dilapidando, il budget consegnatogli (con un sostanzioso extra budget garantito da Luca Bassi), che ha consentito ingaggi stratosferici mai pagati nell’era Testa a giocatori che avrebbero dovuto fare la differenza.
Una “minoranza” che ha fatto la parte della maggioranza senza tuttavia avere l’ultima parola, lasciata ai soliti di sempre e oggi chiamati a spiegare le loro scelte che hanno prodotto questa situazione.
Caduto l’alibi dei molti giovani in campo che ha salvato capra e cavoli negli anni scorsi, qualcuno deve spiegare come si arrivi ultimi dopo aver speso quasi 2 milioni di euro con in rosa giocatori con con stipendi sopra i 120 mila euro.
Spieghi anche la logica per i quali Giudici, Schirò, Schiavone e Mastroianni siedono spesso in panchina, mentre Citterio è sempre nelle prime rotazioni o in campo. Poi, spieghi come mai è servito un campionato e mezzo capire che Rovida non è Sala. Infine, spieghi il motivo per il quale a Busto si sono scelti allenatori giovani ed esordienti a nastro. Forse per continuare ad avere voce in capitolo nella parte tecnica? Cosa impedita da un allenatore marpione?
La serie D resetterà definitivamente queste storture con un a questo punto benedetto azzeramento di contratti pluriennali e riconferme assurde dopo la retrocessione, ma azzererà anche il bel lavoro svolto da Giovanditti nel settore giovanile che verrà azzerato dalle follie commesse dalla prima squadra.
Insomma, l’unico asset della gestione Testa verrà cancellato e il coma farmacologico si trasformerà in coma irreversibile dal quale non sarà semplice rinascere.
A questo punto, Luca Bassi, oggi addirittura contestato da qualche tifoso in modo plateale e rumoroso, dovrà battere un colpo e far capire se e come sarà alla guida della società e che tipo di programma pensa di attuare.
Dopo la banale, ridicola e persino imbarazzante giustificazione della partenza ritardata, che sarebbe la causa di tutti i mali in casa bustocca ( l’anno prima si era partiti in timing , ma si era retrocessi lo stesso, forse il ritardo fa rima con Turotti), quest’anno c’è la possibilità di programmare la serie D fina da Marzo. Un vantaggio del quale ringraziare Udoh e compagni che lo hanno favorito gettando la spugna al primo sentore di primavera.
Grazie ragazzi!
Flavio Vergani











