L’intervista di Alessandro Bianchi a Matteo Serafini va vista tutta in un fiato. Non il solito scontato viaggio nel passato, ma Matteo dispensa pillole di saggezza raccontando la sua esperienza a Busto, svelando retroscena e condividendo emozioni forti.
La sua rinuncia alla fascia di Capitano al tempo dell’era Ulizio con calciatori che “si spostavano” per far vincere gli avversari, il suo viaggio Savona-Brescia-Savona per vedere nascere il figlio festeggiato con una doppietta, lo striscione, che lo ha accolto allo stadio del Merlino, del Bostrenghi e di uno staff che era una famiglia che ci teneva a vivere la gioia per la nascita del figlio.
Queste le delusioni e le emozioni, poi gli spunti di riflessione:”Sono tornato recentemente a Busto, ma non è cambiato niente. Lo stadio sempre uguale, i campi di allenamento un pochino migliorati”, un commento che fa capire che nulla è cambiato fuori dal campo, nessuno step di avanzamento in decenni, nessuna ambizione, nessuna valorizzazione degli assets, che di fatto rendono pari a zero il valore di una società che vive solo di perduto carisma e offuscato titolo sportivo.
Altra riflessione così attuale che chi recrimina per un applauso di approvazione o per un coro dovrebbe ascoltare con attenzione:”Era una partita infrasettimanale, perdemmo a Poggibonsi, i tifosi ci attesero all’uscita degli spogliatoi..andai a parlare perchè chi ha questa passione, chi ti segue così lontano, vuole dire che si tiene e la contestazine è un modo per chiedere se “è tutto a posto”, un modo per dimostrare attenzione e interesse per la squadra, in altre piazze, dove questo non succedeva, voleva dire disinteresse. Per cui, volentieri risposi ai tifosi…”.
Cosa accade nelle finale ‘playoff a Salò? Quale è il tuo top 11? Com’era il clima dello spogliatoio ai tempi di Tesoro?Cosa fa attualmente Teo?
Sei ancora qui a leggere? Apri il video e gustati un salto nel passato raccontato da un grande tigrotto…dal Capitano
Flavio Vergani












