
Un professore universitario non avrebbe pietà per l’esaminando esperto in marketing che si permetterebbe di non dare il giusto valore al logo di un brand. Non avrebbe pietà nemmeno un valutatore di un candidato con specializzazione in comunicazione. Trattasi delle basi, non di una specializzazione. Il logo è il primo contatto visivo tra brand e pubblico. In pochi secondi comunica professionalità, affidabilità e posizionamento. Un buon logo permette al brand di distinguersi dai concorrenti, soprattutto in mercati affollati. Il logo è il punto di partenza di tutta la brand identity. Garantisce uniformità su tutti i canali: web, social, packaging, pubblicità. . Forma, colori e stile trasmettono messaggi precisi. Un logo efficace è un asset strategico e aumenta il valore percepito del brand.
Ora, che qualche anno fa si sia confuso il logo di Busto Arsizio con quello di Busto Garolfo e oggi quello della Pro Patria con un aborto probabilmente prodotto dall’intelligenza artificiale, diventa una recidiva inaccettabile.
Ci chiediamo che processo di approvazione abbia quel che esce in forma ufficiale sui canali di comunicazione societari e come mai i tifosi si accorgono di quello che nessuno vede in sede di editing.
D’accordo la fretta ( ma che premura c’era?), d’accordo l’intelligenza artificiale che non sempre è così intelligente, d’accordo che non è questo che cambia la stagione dei biancoblu, ma un minimo di check prima di condividere la grafiche crediamo sia il minimo indispensabile per non cadere nel pressapochismo e nella superficialità
Flavio Vergani











